Assunzioni, risorse e stabilità: ecco cosa serve ora ai Beni Culturali Si sta per chiudere il concorso per l'assunzione di 500 nuovi tecnici al Mibact. È una boccata di ossigeno preziosa, ma non ancora sufficiente. A breve migliaia di funzionari fuoriusciranno per effetto di un pensionamento di massa, esito di assunzioni di massa effettuate agli inizi degli anni '80 (ricordate la famosa legge 285?). È stato questo uno dei tanti disastri nelle passate politiche italiane sul patrimonio culturale: considerare il Ministero dei Beni Culturali una sorta di luogo per assunzioni clientelari (soprattutto per i custodi; chi ricorda ancora l'assunzione di 130 custodi in un colpo solo per un sito archeologico della Campania fatta da un ministro campano?) e per un contrasto alla disoccupazione giovanile (legge 285, giacimenti culturali, etc.), senza alcun criterio di programmazione e di valutazione. Situazioni che hanno portato per esempio all'assunzione di decine di bibliotecari in regioni prive di biblioteche nazionali: circostanza che ha impedito di assumere anche recentemente un maggior numero di bibliotecari lì dove sono assolutamente necessari, proprio a causa di tali squilibri del passato. Finalmente il Mibact si sta dotando di strumenti di monitoraggio del personale e di programmazione. Si ricomincia così ad assumere, oltre a ricominciare a investire maggiori risorse (ancora insufficienti, è vero, ma certo molto superiori a quelle degli anni passati). È, infatti, necessario ora dare forza e stabilità alle profonde riforme varate in questi anni, grazie all'immissione di forze fresche, giovani, motivate, qualificate e alla disponibilità finalmente di maggiori mezzi e finanziamenti ordinari (e non solo più straordinari). Per questo il Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici ha invitato il governo e il Parlamento a proseguire sulla strada delle assunzioni e dell'investimento sul patrimonio culturale. Contrariamente a chi urla all'emergenza cultura e presenta l'attuale come il peggior momento per il patrimonio culturale (ma i fatti dimostrano il contrario: si veda il bilancio di quanto realizzato nell'ultimo triennio), invitando - proprio dalle colonne dell'Huffington Post - a smantellare le recenti riforme del Mibact (sperando che questo sia uno degli esiti della scissione del Pd), cioè quello che serve ora è: stabilità, consolidamento, attuazione delle riforme, valutazione, correzione delle disfunzioni e degli errori. Un ritorno al passato non solo sarebbe deleterio dal punto di vista culturale, ma disastroso per il Mibact e per il patrimonio culturale italiano. Ecco il testo della mozione: Il Consiglio Superiore 'Beni Culturali e Paesaggistici', nella riunione del 20 febbraio 2017, ha espresso ancora una volta pieno apprezzamento al Ministro Dario Franceschini, al Governo e al Parlamento per aver voluto bandire un concorso, attualmente in svolgimento, per l'assunzione di 500 unità di personale tecnico-scientifico del MiBACT. Tale concorso, infatti, dopo un blocco delle assunzioni protrattosi per molti anni, pone parziale rimedio ad una situazione allarmante in tutte le strutture del Ministero nel campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Il Consiglio Superiore, pur consapevole delle persistenti difficoltà economiche del Paese, auspica vivamente un sensibile ampliamento del numero degli assunti, utilizzando le graduatorie del concorso, al quale, com'è noto, hanno partecipato circa 20.000 concorrenti. Infatti i prossimi 500 assunti (5 antropologi, 90 archeologi, 130 architetti, 95 archivisti, 25 bibliotecari, 5 demoantropologi, 30 comunicatori, 80 restauratori, 40 storici dell'arte), pur rappresentando una significativa iniezione di nuove energie e competenze, consentiranno solo in parte di coprire le gravi lacune createsi negli anni passati; lacune che diventeranno ancor più drammatiche a causa dei prossimi massicci pensionamenti. In tali condizioni anche l'applicazione delle profonde riforme in atto è a rischio, se non potrà essere supportata da adeguate risorse di personale, oltre che da maggiori mezzi e fondi ordinari. Il Consiglio spera, pertanto, che il numero dei 500 assunti possa essere almeno raddoppiato. Auspica, altresì, che si possano presto integrare urgentemente anche gli organici amministrativi ed informatici, al momento in grande sofferenza. Al tempo stesso il Consiglio auspica che con tale concorso possa considerarsi definitivamente conclusa la prassi dei mega-concorsi banditi con intervalli decennali, se non addirittura ventennali, e si augura che possa avere avvio una nuova stagione, in sintonia con la riforma del MiBACT, che preveda concorsi periodici, possibilmente annuali, con numeri più contenuti ma con un turn over continuo e la garanzia di pari opportunità per tutte le generazioni di giovani professionisti dei beni culturali, dotati di un'adeguata alta formazione universitaria. A tal proposito il Consiglio ritiene opportuno che anche le procedure concorsuali debbano essere riviste, auspicando l'adozione di nuove formule, in modo da selezionare con una valutazione ancor più rigorosa i candidati. Il Consiglio pone inoltre all'attenzione del Ministro i temi relativi alla formazione permanente del personale e alla necessità di costruire adeguati sistemi di valutazione qualitativa. Il Consiglio Superiore BCP, sostenendo l'impegno del Ministro Franceschini, invita, pertanto, il Governo e il Parlamento a proseguire sulla strada dell'investimento sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio culturale, che rappresenta non solo una grande occasione di crescita culturale e socio-economica del Paese ma anche un'opportunità per svolgere un significativo ruolo, in Europa e nel Mondo, in una fase di grandi trasformazioni.
The Huffington Post
28 Febbraio 2017
Assunzioni, risorse e stabilità: ecco cosa serve ora ai Beni Culturali
GI
Giuliano Volpe
The Huffington Post
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Bene culturale
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