Un nuovo volume Electa (con le schede di ogni arredo) accompagna il visitatore tra ambienti, libri, diari e dipinti appartenuti a Don Lisander Un luogo ritrovato dopo il recente restauro di De Lucchi Se entrate oggi a Casa Manzoni in via Morone 1, rinnovata grazie all'intervento di Intesa Sampaolo e da ieri dotata di un volume Electa che ne illustra la storia e il nuovo percorso museale, non vi parrà di stare dietro ai banchi di scuola. I volti immaginati dei «Promessi sposi» vi guardano, gli amici di Don Lisander vi accompagnano, vi scrutano i familiari da tele, sculture, stampe, pagine di libri e di diari. Il Museo di Casa Manzoni è oggi totalmente antico e nuovo. Qui continuano il Centro studi (presidente emerito Giovanni Bazoli, presidente Angelo Stella), la pubblicazione dei 36 volumi delle opere complete, gli «Annali», i «Quaderni», la biblioteca di 38 mila volumi sebbene il privilegio di possedere l'intero tesoro di autografi e libri di Manzoni spetti alla Biblioteca Braidense. Nuovo è l'allestimento, la trasformazione in un'autentica casa-museo, tipologia già presente a Milano (Poldi Pezzoli...) ma che potrebbe essere potenziata come tendenza della città . Il museo è oggi diviso in dieci sale, di cui due rimaste originali: lo studio al pianterreno, affacciato sul giardino, e la camera da letto, spoglia come la cella di un monaco. Nelle altre, Michele De Lucchi ha «ricostruito l'atmosfera» (a partire da una mappa ritrovata) di una casa dove crebbero sette bambini che Manzoni vide quasi tutti morire, e pure Enrichetta, sposata 17enne. Ora contengono libri, cimeli, opere di Gaetano Previati, Francesco Hayez, Alessandro Vanotti e di tantissimi artisti lombardi. Straordinaria è la terza stanza, quella dedicata alla fortuna dei «Promessi sposi» : qui si capisce quanto la fantasia generi fantasia in un processo di gemmazione artistica. Da oggi questo luogo ritrovato (con affluenza aumentata) è dotato di un ulteriore strumento: un libro-catalogo della collana Electa sui Musei e Gallerie di Milano. Un monumento per i monumenti, come ha ricordato il professor Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo: «Questa collana è una delle più importante iniziative realizzate nel secondo '900. Un'impresa che prese avvio nel '73 con la Banca Commerciale, anno della scomparsa di Raffaele Mattioli, il banchiere umanista. Durante il fascismo la banca di Mattioli fu l'università segreta, laica e antifascista e salvò anche i Quaderni di Gramsci. L'eredità di Mattioli non è andata dispersa. Intesa Sanpaolo prosegue quella felice sintesi tra attività bancaria e promozione culturale che rappresenta un modo fecondo di fare banca. E così ora alla collana si aggiunge la catalogazione di casa Manzoni». Lo scrittore si era stabilito qui nel 1814 e grazie al recupero avvenuto due secoli dopo (6 ottobre 2015 la riapertura) casa Manzoni è entrata definitivamente nel circuito delle gallerie cittadine. Manzoni aveva rinnovato l'edificio nel 1863 in cotto bramantesco, ma alla sua morte l'abitazione passò in asta giudiziaria. La acquistò il Cazzaniga, che rispettò stanza e studio. Nel '37, grazie a Giovanni Gentile, la Cariplo intervenne e si istituì il Centro studi. Nel '41 fu donata al Comune e nel '65 si creò un primo museo di cimeli. «Nei cinquant'anni successivi conclude Bazoli la storia della casa si era offuscata. L'intervento di Intesa Sanpaolo ha restituito questo luogo sacro per ripercorrere la vita dell'autore e la storia dell'identità italiana. Qui passarono molti che lo vollero conoscere, anche Garibaldi».