Allarme rosso per i restauri di beni culturali non di proprietà pubblica in Piemonte. La Finanziaria 2004 prevede infatti che gli interventi su chiese e monumenti appartenenti alla Curia, a fondazioni e associazioni senza scopo di lucro e a società di mutuo soccorso rientrino nella spesa corrente della Regione e non negli investimenti in conto capitale. Basta mutui e indebitamenti dunque. Si paga con quello che si ha in cassa e di questi tempi, si sa, non c'è da stare allegri. Se per il 2003 la Regione ha contribuito ai restauri di questi beni con 20milioni, e nel 2004 con 19, per il futuro si rischia il blocco. Per scongiurare che si arenino piani pluriennali, già in parte programmati uno per tutti, il progetto che prevede il recupero delle Cattedrali del Piemonte, con 20 milioni di spesa da dividere tra Regione, Fondazione Crt e vane diocesi c'è stata una conferenza stampa nella Sala del Consiglio regionale, in contemporanea con analoghe iniziative in altre parti d'Italia. Il 6 luglio la Conferenza delle Regioni ha proposto a Roma un emendamento, segnalando il rischio che diventi difficile a questo punto usufruire persino dei fondi messi a disposizione dall'Unione Europea: solo dopo la pausa estiva si saprà se verrà accolto. «In questa situazione si rischi di paralizzare una politica in corso da anni, che riguarda beni spesso in uso da parte della comunità: nessun ente pubblico possiede risorse tali da garantire i restauri con la semplice spesa corrente» ha detto l'assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva. Allo stesso tavolo, tra gli altri, il presidente del consiglio regionale Davide Gari-glio, Giovanna Cattaneo presidente regionale delFai (si troverebbe in forte difficoltà anche l'associazione che tutela le bellezze "private" d'Italia), Emilio Rinero a rappresentare le Società di mutuo soccorso. Oltre a monsignor Arrigo Miglio, segretario della Conferenza Episcopale Piemontese: «Si deve trovare una collocazione diversa per i beni ecclesiastici, è arduo considerarli 'privati', dal momento che rappresentano un punto di riferimento per intere comunità ha detto. Dal 1996 a oggi sono state firmate diverseintese tra il Ministero per i beni culturali e la Cei, per collaborazioni molto proficue. Ora è in corso un accordo con le Soprintendenze piemontesi, per censire i beni non pubblici degni di interesse bisognosi di interventi. Speriamo di poter proseguire: se si inceppa questo meccanismo, non potremo più usufruire nemmeno dei fondi dell'8 per mille».