INFLAZIONATA, discussa, commissionata, "strappata". Inevitabile che si cominciasse anche a parlare di tutela della street art. Lo scorso mese alla Sapienza si è svolto l'ultimo convegno sul tema, organizzato dall'associazione Yococu, che si occupa di conservazione dei beni culturali. «Abbiamo iniziato a lavorare sui murales 2 anni fa sulla geisha dell'artista Fin Dac realizzata nell'ambito del progetto Muro, al Quadraro - spiega Laura Rivaroli, restauratrice - era stata da poco deturpata, e sapendo che Fin Dac l'avrebbe ridipinta, abbiamo sperimentato su di essa diverse resine e solventi». Il primo risultato è una speciale vernice che, applicata sull'opera, la preserva da "attacchi", che possono essere facilmente rimossi. «Hanno creato una nuova professione dice David Vecchiato in arte Diavù, artista e curatore di Muro ogni volta che vengo chiamato per una commissione pubblica, nel preventivo inserisco il trattamento (15 euro per metro quadro,ndr) ma come artista la conservazione non m'interessa, semmai interessa di più i fruitori». Non a caso sono stati i residenti di Tor Pignattara a pregare Diavù di rifare gli stencil dei fratelli Citti e Anna Magnani da lui realizzati davanti all'ex cinema Impero, presi a martellate sugli occhi e la bocca. Qualche deterioramento spicca anche nel murales in via del Porto Fluviale realizzato nel 2012 da Agostino Iacurci. Nel caso dei murales di Tor Marancia, fatti nel 2015, il curatore, Stefano Antonelli, ha fatto preparare delle vernici speciali. «In questo modo - racconta - le opere, invece di durare 3 anni, potrebbero durarne 10. Tuttavia l'idea di restauro mi sembra feticistica, legata all'aumento degli immobili su ci sono dipinti di artisti quotati». Viene da pensare ai gesti eclatanti di Blu, che in più occasioni (a Berlino e Bologna), ha cancellato i suoi murales come dissenso verso il mercato. Ma la battaglia non si gioca solo sul piano etico ma anche su quello scientifico. «Qualsiasi opera realizzata su cemento è destinata a subire l'attacco dei sali che, a causa di un processo irreversibile, risalgono in superficie e attaccano i pigmenti - spiega Grazia Di Cesare, restauratrice di arte contemporanea dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro - l'affresco dura di più, ma non è compatibile con i tempi della street art. Le vernici utilizzate sono fatte per degradarsi ». Il vincolo di interesse culturale, e conseguente tutela da parte dell'Iscr, scatta dopo 50 anni. In caso contrario deve essere richiesto dal Comune. «E in un paese dove tante opere cadono a pezzi, bisogna fare delle scelte. La street art è fatta per essere consumata rapidamente, è giusto il ricambio », conclude la Di Cesare. Resta la memoria fotografica. E qualche rimpianto, come nel caso di 2 opere di Keith Haring fatte nel '82, una sullo zoccolo del Palaexpo, l'altra sulla metro A, tra Lepanto e Flaminio, che oggi avrebbero un valore enorme.