L'allarme di Oliva sul Dpef: tutto quello che non è proprietà diretta dello Stato potrà essere restaurato soltanto in contanti. L'exgovernatore: «E' una regola voluta dal centrosinistra, passata nel 2001 con un solo voto di scarto» TORINO - Allarme rosso per i beni culturali e per l'arte in generale: nel testo dell'ultimo "Documento di programmazione economico finanziaria" c'è un articolo che toglie alle Regioni la possibilità di operare in conto capitale nei confronti dei Beni Culturali non prettamente statali presenti sul territorio. Tutto quello che non è proprietà diretta dello Stato potrà quindi essere restaurato in contanti. Un grido di allarme lanciato ieri dall'assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva, che ha sottolineato la «miopia del testo di legge» che scinde nettamente pubblico e privato senza lasciare spazio alle «ovvie scale di grigio che in questo caso sono necessarie». Un allarme che diventa subito terreno di scontro politico tra maggioranza e opposizione. «La giunta Bresso voleva colpire il Governo, ma il nervosismo per gli errori sull'assestamento ha fatto perdere l'orientamento, e così ha fatto autogol», è ironico Enzo Ghigo, capogruppo di Forza Italia a palazzo Lascaris. La questione è delicata: chiese, società di "mutuo soccorso" proprietarie di immobili di interesse storico e culturale e castelli affidati alle cure di organizzazioni private rischiano di trovarsi senza le adeguate coperture finanziarie. «La storia, l'arte e la cultura - ha sottolineato Oliva - fanno di questi luoghi definiti privati come una cosa pubblica e dal pubblico consultabile e godibile. Assurdo equiparare una basilica ad una villa privata, eppure il documento rende questa idea». E ancora. «Organizzazioni come la Fai, il Fondo per l'Ambiente Italiano, sono sempre state viste come una risorsa per lo Stato che, come nel caso dei Castelli di Manta e di Masino, ha trovato nella nostra associazione un valido sostituto sia per la gestione che per le spese che non sono poche né banali. Parrebbe che tutto questo sia finito», ha detto Giovanna Cattaneo Incisa, presidente regionale dalla Fai. «Purtroppo - è l'opinione di Emilio Rinero della fondazione per lo studio e la documentazione delle Soms - avranno ricadute pesantissime anche le associazioni di mutuo soccorso, che da 150 anni si occupano dell'aiuto in campo assistenziale per i propri cittadini soci». «È oltremodo strano - ha precisato monsignor Arrigo Miglio, segretario della Conferenza episcopale piemontese - come il documento, e quindi chi lo ha redatto, non tenga conto del fatto che una chiesa, una basilica o una cattedrale non sono solo edifici appartenenti alla Chiesa, ma sono da una parte luoghi di culto e dall'altra straordinarie occasioni di accrescimento culturale. Pensiamo agli affreschi, alle opere d'arte di incommensurabile valore culturale: come possiamo pensare a tutto questo come a luoghi privati? Sono luoghi aperti al pubblico, evidentemente. Per non parlare dell'enorme mole di documenti che tutti i cittadini possono consultare negli archivi delle chiese, come gli alberi genealogici che hanno richiesto da parte delle curie un enorme lavoro di catalogazione». Secondo Oliva, questo documento del Governo cancella circa 20 milioni di euro: «Un disavanzo che mette in dubbio il futuro e anche gli interventi in corso». E' stata prospettata anche una soluzione: un emendamento che la Conferenza delle Regioni ha inviato al Governo, per fare in modo che questa differenza tra pubblico e privato sia «rivista e modificata in base a criteri di ragionevolezza che permettano così alle Regioni di operare al meglio per i beni culturali che ci sono invidiati da tutto il mondo». Immediata la replica del Polo. «La Bresso - ha sottolineato Ghigo - se la prende con l'articolo 119 della Costituzione nella versione modificata nel 2001 dal governo dell'Ulivo, all'ultimo giorno utile della legislatura, passata per un solo voto, con la ferma opposizione del centrodestra. È quindi una regola voluta dalla sinistra. Personalmente, anche come presidente della Conferenza delle Regioni, per cinque anni mi sono battuto per ottenere almeno una dilazione e una interpretazione meno rigida della norma. E in parte ci siamo riusciti. Evidentemente Bresso è meno autorevole, e non riesce a ottenere quello che nella precedente legislatura ci era stato concesso, soprattutto per i programmi già avviati, come i fondi strutturali e i finanziamenti alla legge 18 del turismo». La polemica innescata dall'assessore Oliva, come ha sottolinea il consigliere Gilberto Pichetto «sembra completamente ignorare che analogo problema, evidenziato per la cultura, tocca tutti i contributi a favore delle imprese di ogni settore, per cui se non ben gestito rischia di percuotersi pesantemente anche sui comparti produttivi, oltre che sull'associazionismo di ogni genere».
Torino. Polo e Ulivo litigano anche sui beni culturali
L'articolo di giornale allarma per i beni culturali e per l'arte in generale. Il testo dell'ultimo "Documento di programmazione economico finanziaria" toglie alle Regioni la possibilità di operare in contanti nei confronti dei Beni Culturali non prettamente statali presenti sul territorio. Tutto quello che non è proprietà diretta dello Stato potrà quindi essere restaurato in contanti. L'assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva, ha lanciato un grido di allarme sull'articolo, che scinde nettamente pubblico e privato senza lasciare spazio alle ovvie scale di grigio.
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