Donna Impresa 29. La D'Uva workshop è partita dal Duomo di Milano, nel 1959, tra le critiche di chi non voleva la tecnologia nella cattedrale. Da Pompei al Colosseo, le sue voci accompagnano i turisti nelle visite dei monumenti. La fatica di entrare nei musei Il loro primo cliente fu l'arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini, che sarebbe diventato papa Paolo VI. Lungimirante e aperto alle innovazioni, Montini autorizzò un perito elettronico di 19 anni, Giovanni D'Uva, di Firenze ad installare un'audioguida nel Duomo. Era il 1959 ed era una novità assoluta, l'idea originale che oggi si chiama start up, e fu un successo anche se all'inizio i giornali cittadini tuonarono contro l'ingresso in chiesa dei ciceroni elettronici. Quasi subito le audioguide D'Uva diventarono poliglotte. "Mio padre inventò letteralmente quella tecnologia, ma anche il modello vincente di business: non vendeva gli apparecchi, faceva l'investimento, li installava e ripartiva con le chiese il ricavato in monete. Facciamo ancora così. Alle chiese non costiamo niente". Ilaria D'Uva, socia e amministratore unico dell'azienda D'Uva workshop, ha 43 anni ed è entrata in gioco che ne aveva 24, quando ancora sognava di fare la fotoreporter. "Mio padre mi diede fiducia e mi incaricò di seguire le audioguide del Colosseo". Istituto tecnico, tre bambini di nove e mezzo, sette e mezzo e cinque anni, e sette esami alla laurea in Scienza della Comunicazione. "Mi devo laureare prima dei miei figli - ha promesso a se stessa l'imprenditrice - lo devo fare assolutamente così se non vogliono studiare ho già la frase pronta". Intanto le sue audioguide sono un po' dovunque in Italia: chiese, musei, scavi archeologici, dal Duomo di Milano, ininterrottamente fornitori da quasi sessant'anni, al Colosseo, da Pompei ed Ercolano alla Basilica di San Francesco D'Assisi, San Marco a Venezia, Santa Maria del Popolo a Roma, San Giovanni in Laterano, San Giovanni Maggiore, il Duomo di Firenze, di Siena, di Pisa, il Pantheon. Biglietterie, noleggi, servizi di accoglienza, lavoro per 54 persone per il 95 a tempo indeterminato. Lei al timone della società e, con una quota minima suo marito Vanni del Gaudio, architetto napoletano e designer. "Per Pompei abbiamo vinto una gara bandita dal ministero nel 2000, della durata di quattro anni più quattro, e siamo ancora lì con la stessa concessione per altri otto anni di proroga. Il problema è che in questo momento le gare sono tutte ferme". Ilaria D'Uva invece non conosce soste. Le sue audioguide col tempo si sono evolute. "Prima sviluppavamo la macchina - spiega la ceo fiorentina -, ma abbiamo capito che produrle non ci conveniva. Adesso compriamo degli smartphone, li dotiamo di una app memorizzata e pubblicata on line, che ci siamo fatti disegnare da Michele De Lucchi, l'architetto designer che ha firmato la lampada Tolomeo di Artemide. L'app offre realtà aumentata e attivazione in remoto. Ad Assisi abbiamo sia un chiosco con nostro personale dove la videoguida portatile si può noleggiare, oppure all'interno della basilica c'è il totem con touch screen e cuffie per l'ascolto in dieci lingue. Il download per scaricare il programma si paga on line". Agenzie di viaggio e operatori agiscono con un sistema di prenotazione obbligatoria per gruppi che include l'audioguida con microfono a radiofrequenze. D'Uva workshop fattura tre milioni. "Siamo una piccola azienda - chiarisce la ceo - ma investiamo di continuo in innovazione. Ogni turista ha una sua tipologia, le audioguide mediamente vengono utilizzate dal 5 dei visitatori, questo è il motivo per cui il fatturato è così basso. Le app vengono scaricate ma non quanto vorremmo perché nei musei non c'è quasi mai il wifi. È un lavoro lavorato, dico sempre. In questo momento siamo alla mostra di Keith Haring, a Palazzo reale a Milano". Tecnologia e story telling. Il tema dei contenuti è centrale. "Abbiamo scrittori interni all'azienda e dei bravi storici dell'arte che di volta in volta coinvolgiamo. Story teller che sanno emozionare, più efficaci del professore universitario che magari ne sa di più ma rischia di essere noioso. Noi prevediamo cosa si aspetta l'utilizzatore finale, ma dobbiamo convincere il direttore del museo che ha un altro obiettivo, quello scientifico. I musei prendono la percentuale ma all'inizio ci sbattevano la porta in faccia, sono restii ad affidare il servizio ai privati. Capisco che è un vero dolore vedere un contenuto scientifico ridotto in forma verbale semplificata per la durata di un minuto. È faticoso convincerli che questa interpretazione è giusta e non sminuisce". L'azienda sta bene, altri entrano e ne escono a gambe levate. Per sviluppare la società, Ilaria D'Uva ha deciso di puntare sulle videoguide fisse. Ora c'è Lilium, il "chiosco" multimediale con cui una famiglia di quattro persone con cuffie e due euro può ascoltare la storia del monumento che sta visitando. Un totem di 150 chili, elegante, ultratecnologico, nella pancia ha un tablet con una centralina multitask. Ne sono state prodotte alcune centinaia che sono già installate nelle postazioni più importanti nel paese. "Una tecnologia che ci fa fare più incassi, a cui abbiamo aggiunto anche una nostra produzione video. Uno strumento che abbiamo soltanto noi in tutta Europa. La versione definitiva è arrivata l'anno scorso. Hanno provato a copiarci anche aziende grandi ma è complicata l'interazione tra la parte tecnologica e i contenuti. Andare all'estero? Un po' ci stiamo provando, poiché bisogna internazionalizzarsi e non rimanere chiusi dentro, ma invece di voler esportare tutto magari esporto solo quello. Adesso ho pensato di distribuirlo in Europa dove le chiese sono tante e bellissime, ma ci sono chiese importanti in Italia che non hanno ancora un sistema di audioguida". Le ambizioni di Ilaria D'Uva sono alte. "Vorremmo essere nei Musei Vaticani, c'è un nostro concorrente molto bravo, internazionale, lo dico coi sassi in bocca, a livello mondiale ha un fatturato di 35 milioni". Una famiglia grande i D'Uva. Papà Giovanni ha comprato le quote dei suoi fratelli e le ha donate a Ilaria e agli altri tre figli più grandi. Lei ha smesso di pensare da figlia e ha cominciato a farlo da madre. Ha immaginato nove soci, l'intera famiglia allargata, tutti occupati in azienda: "Sarebbe morta - conclude - anche perché non è la Fiat con una struttura organizzata all'interno, solo chi è proprietario ci può lavorare". Preoccupata di questo, Ilaria D'Uva ha chiarito e alla fine hanno capito tutti insieme che era lei che voleva portarla avanti. "Mio padre una volta mi ha detto come secondo lui deve essere un genitore: io sono una portaerei, ti lascio andare, in qualsiasi momento ti copro le spalle ma non ti trattengo, e si è materializzato tante volte. Adesso la portaerei è la mia famiglia. I miei primi due figli sono nati all'Isola d'Elba dove abbiamo casa, dal primo luglio al 5 settembre loro sono lì e io e Vanni facciamo una settimana a turno, loro stanno al mare, vanno a vela, noi lavoriamo a casa. L'ultima è femmina, penso alla fortuna che ho avuto, e mi somiglia moltissimo". Viaggiare per Ilaria D'Uva è il lusso vero, insieme con i massaggi. Napoli, Venezia con la Biennale dell'architettura e dell'arte, Parigi, l'Elba, in treno tutti insieme anche con i bambini piccolissimi. Il primo febbraio, con Susanna Gianfermo ha presentato a Park Avenue, nel cuore di Manhattan, il video "Carezze d'Italia", un progetto da offrire ai turisti che vogliono venire a scoprire la Toscana con il racconto della terra del Chianti, un assaggio di vera cultura italiana. "Sono molto abitudinaria, vado spesso a New York e due volte l'anno a una conferenza sulle tecnologie per musei che si tiene a Chicago e New Orleans, fa proprio bene alla mente, come se facessi un salto nel futuro e poi torno a casa. Ho promesso ai bambini che la prossima volta li porto con me. Sono cresciuta a pane olio e guide. Mi alzo presto, cerco di tornare ogni sera per cena, la mattina dopo riparto e questo non mi pesa per nulla. In azienda, negli uffici di Porta romana, c'è un bellissimo clima. L'unica cosa di cui soffro un po' è la solitudine nel prendere le decisioni. Mi consulto tanto, ascolto molto quello che mi dicono, ma l'ultima parola spetta a me. Per fortuna ho un entusiasmo autorigenerante".
la Repubblica
26 Febbraio 2017
✓ Entità verificate
Ilaria D'Uva, la signora delle audioguide punta sui "chioschi fissi" per illustrare le bellezze d'Italia
PA
Patrizia Capua
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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