MI dà un tremendo fastidio quando gli Americani ci fanno scoprire l'acqua calda. Ogni tanto se ne vengono fuori con costose ricerche targate Yale o Massachusetts institute of technology nelle quali ci spiegano, per esempio, che il bambino amato cresce meglio, o che il web, la sera, finisce per togliere il sonno. Se l'Europa non avesse perso memoria e buon senso, ovvietà del genere non avrebbero accesso, come accade, alle prime pagine dei giornali. Come esploratore, ancor più mi deprime ricevere lezioni in tema di piste, appartenendo a una terra che ha generato la prima rete stradale del mondo e poi inventato la ferrovia. Nel terzo secolo dopo Cristo, Roma poteva vantare 53 mila miglia di strade e, alla vigilia della Grande Guerra, l'Europa disponeva di 14 mila stazioni e spediva in Cina treni con a bordo un medico e una postazione del telegrafo senza fili, vedi la monumentale "Bradshaw Continental Railway Guide" color rosso scarlatto del 1913. Ce ne siamo, ovviamente, dimenticati. In Italia, chi rinuncia all'auto è spesso visto come un poveraccio, e chi propugna la mobilità "dolce" fatica a essere preso sul serio. A Trieste parte una ciclabile che porta al Centro Europa, ma non è segnalata da nessuna parte e, anzi, il sindaco munisce i vigili di cesoie per tagliare le catene alle bici parcheggiate alla buona. La riscoperta dell'Appia e il suo rilancio segna un'inversione di tendenza, ma il cammino da fare è lungo. E allora, ci tocca dire: viva gli Americani. Ci adegueremo più per provincialismo che per lungimiranza ambientale. E impareremo dagli Usa un po' di cose di disarmante trasparenza. Per esempio che sentieri e ciclopiste sono strade a tutti gli effetti e non riserve indiane destinate a pochi originali. Non si capisce perché dei "cammini" d'Italia debba occuparsi con pochi mezzi solo il ministero dei beni culturali e non quello più "ricco" delle infrastrutture, specie se come in America o in Spagna la rete può innestarsi su linee ferroviarie abbandonate. Ci sarà vivaddio un motivo per cui un governatore tradizionalista come Cuomo abbia deciso di imbarcarsi in questa avventura, mentre a Washington Trump chiede il contrario: più automobili e meno ambiente. Il motivo è che in un mondo asfissiato da CO 2 sale la domanda di strade verdi. Le cercano disperatamente sportivi, viaggiatori, turisti, mamme con bambini. Una greenway: oggi non esiste modo più rapido e meno costoso di costruire consenso, migliorare i conti dello Stato. E rispondere alla retorica dei muri. Trail, pista. Parola magnifica, di antico sapore pellerossa. Buona per ciclisti e camminatori, con i secondi che aprono la strada e i primi che la spianano fino a renderla fluida. Un grimaldello perfetto per valorizzare territori dimenticati e periferici, rimettendo in moto piccole economie schiantate dal Globale. Un modo, anche, per rimettere in forma una nazione di grassi, con risparmi enormi in spese sanitarie. Il miglior conoscitore di strade desuete d'Italia, Albano Marcarini, ricorda che la potente associazione "Rail to trail", che spinge per trasformare in pista i 160 mila chilometri di ferrovie dismesse degli Usa, ha lanciato un concetto importante: la "ferrovia in cassaforte". Significa che le piste convengono anche alle ferrovie ditelo a Trenitalia - perché tengono aperto un varco dove il binario potrà tornare in qualsiasi momento, laddove tornassero le condizioni. Battery Park, la skyline di New York. Montreal a Nord, Niagara Falls a Ovest. La frontiera canadese. La tenda sulle rive del fiume Hudson. Una segnaletica con nomi da pelle d'oca: Monti Adirondack, Appalachi, Algonquin. La prospettiva di innestarsi su una rete più vasta, inseguendo il mito coast to coast della vecchia "66". Un richiamo di libertà capace di mobilitare eserciti. Mi si dirà: l'Italia è un'altra cosa. Ha poca natura e troppa storia. L'orografia complicata e il guazzabuglio delle proprietà private rendono impossibili linee di una simile continuità. Niente di più falso. In Sicilia, l'associazione Cammini del Sud ha appena aperto un cammino da Palermo ad Agrigento via Corleone, mettendosi d'accordo con le genti del posto. In Puglia e Basilicata nasce un sentiero nuovo al mese. La domanda è più alta di quanto si creda. L'Italia sta diventando un popolo di viaggiatori leggeri. Speriamo che qualcuno se ne accorga.
la Repubblica
26 Febbraio 2017
In Italia abbiamo un tesoro qualcuno se ne accorga
PA
Paolo Rumiz
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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