Da Raffaello a Baschenis, alle opere dal Prado e dalla Frick collection di New York. Maria Cristina Rodeschini, subentrata a Emanuela Daffra alla direzione della Carrara, ha presentato il piano 2017-2020. Il sindaco Gori: «Logica di continuità, ma anche spinta per la visibilità del museo». A fine anno la Barchessa di destra e il cantiere di piazza Carrara. Maria Cristina Rodeschini, subentrata a Emanuela Daffra alla direzione dell'Accademia Cararra, ha illustrato ieri il piano di lavoro 20172020. Un piano che segue l'impianto seminato dalla direttrice uscente, riconfermando la pubblicazione dei cataloghi scientifici del patrimonio museale, la mostra su Raffaello, i prestiti da musei internazionali in dialogo con i capolavori della pinacoteca. E il sindaco Gori ammette: «La Fondazione lavora in una logica di continuità», pur ribadendo «l'aggiornamento del programma, approvato da Cda e Comitato dei garanti, quale spinta per la visibilità e la vivacità culturale del museo». Dall'arte ai cantieri, Gori annuncia che «si è alla vigilia dei lavori alla Barchessa di destra, grazie alla sponsorizzazione tecnica della Vitali spa. Sarà consegnata entro fine anno e funzionale per piccole mostre, conferenze, proiezioni. In parallelo viaggerà il cantiere di riqualificazione di piazza Carrara». Per rassicurare sulla sicurezza, il sindaco aggiunge: «Il patrimonio della pinacoteca non corre rischi di deterioramento. Si sono verificati molti problemi durante i 7 anni di cantiere, i cui strascichi si avvertono tuttora. Abbiamo affidato una perizia a uno studio specializzato, che ha anticipato la necessità di interventi modesti, fatti a museo funzionante». La parola passa a Rodeschini. Il nuovo direttore punta alla concretezza, illustrando la proposta museale. I filoni sono ricerca e valorizzazione del patrimonio. Come? Con la pubblicazione del catalogo dei dipinti del '300 e '400, che sarà edito in versione elettronica, insieme a quella cartacea del catalogo delle opere del '500. Nel 2018 sarà istituito un premio internazionale intitolato a Federico Zeri, in collaborazione con il Poldi Pezzoli di Milano e la Fondazione Zeri di Bologna. Nel 2019 e 2020, la pubblicazione in digitale dell'epistolario di Guglielmo Lochis, custodito alla Mai. Sul fronte espositivo si confermano la mostra su Raffaello, dal 7 dicembre 2017 al 2 aprile 2018; l'arrivo di opere dal Prado di Madrid; il prestito de «La Storia di Lucrezia» di Botticelli dall'Isabella Stewart Gardner Museum di Boston e altri dalla National Gallery di Londra. Sul fronte novità, dal prossimo aprile a settembre una mostra su Evaristo Baschenis, con nature morte tra musica e cucina, pensata per la Regione Europea della Gastronomia e i 400 anni della nascita del pittore, anticipata l'anno scorso da una mostra della Fondazione Creberg, anche socio fondatore. «Ma è una coincidenza. Sono due iniziative diverse, nessuno dei due enti è al traino l'uno dell'altro, bensì si spalleggiano», dice Rodeschini. A seguire, tra giugno e settembre, l'esposizione di un capolavoro di Anton Van Dick. Il direttore mette a disposizione le proprie competenze e, da ex responsabile di Gamec, incrementa il dialogo tra le due realtà museali. Per l'autunno 2018 la personale su Jan Fabre, allestita alla galleria d'arte moderna, dialogherà con il percorso espositivo della pinacoteca. Nel 2019, in primavera, arriverà un dipinto dalla Frick Collection di New York, che nel frattempo ospiterà un'esposizione dedicata a Moroni a cura di Simone Facchinetti, anche ideatore, con Francesco Frangi, della mostra «Tra Tiziano e Caravaggio. Simone Peterzano», attesa per l'autunno. Saranno coincidenze, ma ne affiora un'altra. Facchinetti, curatore della Fondazione Bernareggi, è anche professionista spesso coinvolto in iniziative espositive della Fondazione Creberg. Nulla di male a richiamare professionisti stimati, ma nasce un interrogativo: quanto peso assumeranno i soci nella direzione museale? Benché gestita da una fondazione privata, quanto varrà la vocazione pubblica della pinacoteca? Infine, per il 2020 un progetto trasversale sul melodramma, che abbraccia il linguaggio figurativo e i luoghi della musica, come il teatro e la casa natale di Donizetti. E conclude: «Per organizzare grandi mostre, il tempo non può essere inferiore ai due anni».