Selfie, foto, discussioni e, qui e là, siparietti spontanei. Uno, che comincia accanto alla protezione che difende le palme e i banani, a duecentottandue passi dalla cattedrale, vola alto: «In chiesa uno porta forse solamente fiori italiani? No, e infatti ci possono essere fiori esotici dentro e fuori del Duomo. Buttarla in politica, come sta succedendo, è una vera cretineria. Il tema è un altro, e cioè che le teste vecchie non vogliono niente di nuovo, fanno fatica. Quindi, dico io, benvenute le palme a Milano. Perché portano la gente a pensare », dice l'ottantenne Mario Matteucci, un habitué della piazza ed ex fotografo. Ma passa la signora Francesca, qualche anno di meno, pelliccia sintetica e cappellino maschile, e non ci sta: «Scusi lei, ma ha il gusto dell'orrido. Piazza Duomo ha la sua struttura basata sui vuoti, se a lei piacciono i banani e le palme dimostra di essere, come capita agli uomini, un possibilista pacchianotto, e senza visione estetica». La fine della disputa intriga Filippo Colombo, 71 anni, che vorrebbe dire di «non inalberarsi, sciura. Però sarebbe stato meglio piantare i murun, i gelsi, in ricordo di Ludovico il Moro. Oh, su internet sembravano alte trenta metri, quasi quasi queste palmette e i bananini mi deludono». Se qui ci si permette allegre e dotte citazioni, poco lontano s'immusoniscono Raffaele e dice di volersi far chiamare così Benito, di 77 anni. Si conoscono di vista da decenni, ma grazie ai banani e al cronista hanno appena scoperto, ridendo, di aver fatto entrambi sino alla terza elementare: «Gli alberi vecchi facevano schifo, ma almeno erano normali. Non devi guardare all'oggi, guarda tra venti giorni, quando dice il primo toglieranno le reti e sotto le foglie diventerà un bivacco, come alla stazione Centrale. Qui mancano le scimmie e siamo a posto». «Ormai gli stranieri siamo noi e prima o poi saranno quelli là assicura Benito, con marcato accento meridionale, indicando un gruppo di centrafricani che, in maniera asfissiante, ma non sgarbata, cerca di vendere braccialetti colorati a chiedermi il passaporto a me. Di una sola cosa conclude sono contento. Quando arrivai al Nord mi dicevano "Va a ca' tua terun", "Te cupi, terun", ti ammazziamo, terrone. Adesso se ne accorgono della nostra educazione, beccatevi 'sta marmaglia». Prendersela con le palme per prendersela con l'immigrazione richiederebbe un notevole salto logico, ma se l'equazione viene fatta da politici laureati, perché litigare con Benito? Tanto più che non è in vasta compagnia, come spiega il solitario Giuseppe, 86 anni, pelle cotta dal sole e un cappellino in testa. Sono giorni che passeggia dove succede qualche cosa: «Hai voglia a sentire discorsi! Alcuni dicono che non si buttano così i soldi, ma a pagare è una ditta americana. All'inizio non si trovava contento nessuno, adesso ascolto tanti "che bello!"». Ma lei che pensa? «A chi interessa cosa penso io? Be', diciamo che più verde ci sta, meglio è. Per una vita sono stato in mezzo ai campi, poi sono venuto al Nord per costruire la terza corsia dell'autostrada, e alla fine sono rimasto qui, dove potevo andare più?». Chi è di Milano sa che negli ultimi vent'anni piazza Duomo è radicalmente cambiata. Sono sparite le bellissime insegne al neon, a cominciare dall'immagine stilizzata della segretaria che batteva a macchina, e davanti alla Galleria, dove si radunavano capannelli di pensionati a vantarsi in dialetto di imprese amorose e scelte politiche, adesso si danno convegno turisti cinesi e laureati con l'alloro. Le barriere anti attacco terroristico coprono ogni angolo. Sotto il monumento a Vittorio Emanuele II siedono dall'alba a notte fonda giovani e vecchi di ogni angolo della terra. Alberto è del 1925, solitamente viene qui tre volte a settimana da Porta Ticinese: «Sono nato in una drogheria». Sembra avere la testa tra le nuvole, ma poco gli sfugge: «Tanto chiasso per un pugno di alberelli. Sarà che non c'è lavoro, che ormai i negozi sono un fallimento, ma si perde tempo a discutere sul niente. Le palme non sono una grande scoperta, ma almeno un po' di ombra ci sta. Specie contro il traffico, la settimana della moda blocca tutto». Se lui continua imperterrito a ripercorrere gli identici passi, un «antico milanese », Luciano, 85 anni, ha deviato e usa una terminologia militare: «Questa piazza non è più la mia. Ormai è presa dai giovani e dagli stranieri, e noi vecchi finiamo alla Darsena, che c'è il sole e si sta bene». E le palme? «Non sono d'aiuto in alcun senso, preferivo la prospettiva libera», dice, mentre a decine e decine passano, si fermano, scattano, mollano le borse dei negozi e inviano foto, messaggi vocali («È come Sanremo con la nebbia»). Il sindaco Beppe Sala sostiene che il numero degli scatti a piazza Duomo sia «schizzato alle stelle». Chissà, anche il piromane che ha bruciato una palma e mentre scriviamo starebbero per acchiappare nel suo piccolo avrà contribuito al successo, esemplarmente post- moderno, di questa metropoli.
la Repubblica
24 Febbraio 2017
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Piero Colaprico
la Repubblica
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