Dal centro ricerche che Amazon aprirà a Torino per sviluppare l'assistente vocale, Alexa, al robot che shakera un cocktail al posto del barman. È sviluppato dalla start up Makr shakr, con sede in piazza Vittorio e un fatturato in un anno 1,6 milioni di euro. Robot e intelligenza artificiale sono in mezzo a noi, alle casse del supermercato e con i sensori in casa. In fondo, è naturale che sia così in questa città. «Qui la robotica è nata nel nostro Paese e il Piemonte è la regione col maggior numero di robot installati in Italia», dicevano da Confindustria Piemonte nel presentare la «Fiera della robotica» prevista anche quest'anno al Lingotto a maggio. Secondo il polo regionale Mesap il Piemonte produce il 64 del fatturato italiano della robotica. Un colosso è Comau, nell'automazione industriale, con all'attivo robot umanoidi che assemblano la scocca delle auto e lavorano i motori. A Torino ci sono 1300 dei 9 mila dipendenti nel mondo. Il futuro? Comau lavora per passare dai grandi robot dell'automotive a quelli più piccoli e più veloci per estendere l'automazione a nuovi settori, dall'imballaggio alla movimentazione. I ROBOT COLLABORATIVI L'altro fronte è quello dei «robot collaborativi», che affiancano l'uomo. Ma i settori sono infiniti. Il Politecnico è al lavoro sulla «robotica di servizio», spiega il docente Marcello Chiaberge, che intende creare un Centro interdipartimentale sui robot. Il primo è la «città intelligente», con robot e droni a supporto ad esempio dei vigili per il traffico o le emergenze. «Con Tim abbiamo sviluppato un'app per chiamare un drone per chi si sente male nei parchi». Poi c'è l'agricoltura di precisione: il Poli ha avviato un progetto con i vigneti a Dogliani, per testare veicoli e droni capaci di capire quando c'è una malattia o poca acqua. «Ma abbiamo anche progetti per la tutela dei monumenti e l'assistenza ai malati». L'EVOLUZIONE Certi lavori scompariranno, altri appariranno, ancora non sappiamo prevedere gli effetti. Al Poli si lavora a un simulatore del cervello umano, mentre la sede torinese dell'Istituto italiano di tecnologia ha sviluppato «Rehand», esoscheletro robotico per la riabilitazione, una mano artificiale che si può anche stampare in 3D. È la ricerca la chiave di volta. «Siamo tra i fondatori dell'associazione italiana intelligenza artificiale», spiega Luca Console, del dipartimento di informatica dell'Università, che ha progetti con i robot per l'aerospazio e per gli "oggetti intelligenti" come le maglie che controllano i movimenti e prevengono infortuni sul lavoro. Ma a Torino si comincia da piccoli, grazie alla rete nelle scuole: dai robottini giocattolo all'asilo a quelli antropomorfi che vedranno i ragazzi del D'Azeglio e del Galileo Ferraris misurarsi coi software per interventi chirurgici.