Venti milioni per restaurare 16 cattedrali del Piemonte, secondo un'intesa già siglata tra diocesi, Regione e Fondazione Crt. I lavori per restituire bellezza e funzionalità alle chiese di San Giusto a Susa, San Donato a Pinerolo e Santa Maria Assunta ad Ivrea, oltre all'abside del Duomo di Torino (opera di Guidobono). E poi decine di altri interventi, dal tetto della parrocchia all'affresco, dalla collegiata all'archivio storico, alla biblioteca. I progetti di restauro e valorizzazione dei beni ecclesiastici sono in pericolo, e non solo questi. Stessa sorte tocca a piccoli e grandi cantieri per beni architettonici di fondazioni e associazioni, dal castello di Masino (proprietà Fai) alle sedi delle Società operaie di mutuo soccorso. L'hanno spiegato ieri l'assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva e il segretario della Conferenza episcopale piemontese, monsignor Arrigo Miglio, con il presidente del consiglio regionale Davide Gariglio e i presidenti di Fai e Società operaie, Giovanna Incisa Cattaneo ed Emilio Rinero. Motivo dell'emergenza è la legge finanziaria 2004, sulla quale «urge una deroga per il 2005-2006». «Vieta alle Regioni - ha detto Oliva - di accendere mutui per i restauri di beni culturali non di proprietà pubblica. Si può attingere solo alla spesa corrente». Di fatto, «diventa impossibile intervenire su beni della Chiesa e di privati, pur proprietari di immobili d'interesse e d'uso pubblico». Il veto «s'estende anche a finanziamenti in corso: vuol dire non onorare impegni già presi e bloccare i cofinanziamenti dell'Ue». L'impasse «discende dalla modifica del titolo V della Costituzione, che prevedeva anche il federalismo fiscale. Ma non si può far entrare in vigore, della norma, solo la parte penalizzante». Nel 2004 la Regione aveva speso per questo tipo di interventi - già allora grazie a una deroga - 20 milioni; 19 nel 2003. Secondo monsignor Miglio, «Occorrerebbe, più in generale, rivedere la definizione di beni "privati": le cattedrali sono sì della Chiesa, ma sono aperte a tutti; sono motivo d'attrazione turistica, e appartengono alle comunità che le hanno costruite e le tengono vive. Ci sono poi beni ecclesiastici in comodato ad enti pubblici, e i nostri archivi e biblioteche sono al servizio di tutti. Le intese fra Cei e ministero dei Beni culturali vanno nella direzione della collaborazione, e dovrebbero ispirare le politiche degli enti locali. I fondi regionali, in più, servono anche per attivare i fondi dell'8 per mille». E Giovanna Incisa Cattaneo: «Sono essenziali non per coprire tutte le spese, ma per cofinanziamenti con fondazioni bancarie e altri privati». Gli azzurri Enzo Ghigo e Gilberto Pichetto sono intervenuti sul tema per polemizzare: «La Regione ha forte capacità di autofinanziamento e può trovare una soluzione rimodulando il bilancio. Giocano a scarica-barile, addossando ad altri la responsabilità di scelte che non vogliono fare». La Conferenza delle Regioni ha già inviato una nota alla commissione Affari Finanziari ponendo l'attenzione sulla questione: «E' un problema serio - ha detto Oliva - condiviso da tutte le Regioni, governate da giunte di diverso colore politico. Chiediamo al governo e ai parlamentari di farsene carico».
A rischio i restauri delle chiese
L'assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva e il segretario della Conferenza episcopale piemontese, monsignor Arrigo Miglio, hanno spiegato che la legge finanziaria 2004 ha creato un problema per i restauri dei beni culturali, in particolare per quelli della Chiesa e di privati. La legge vieta alle Regioni di accendere mutui per i restauri di beni culturali non di proprietà pubblica, e si può attingere solo alla spesa corrente. Ciò ha reso impossibile intervenire su beni della Chiesa e di privati, pur proprietari di immobili d'uso pubblico. L'impasse discende dalla modifica del titolo V della Costituzione, che prevedeva anche il federalismo fiscale.
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