Al suo posto il Ministero dei Lavori Pubblici e le Fs Dell'antico e bellissimo edificio oggi resta solo il nome di una strada: via di Villa Patrizi. Al suo posto, e in quello che era un immenso parco, sono stati costruiti gli imponenti fabbricati del Ministero dei Lavori Pubblici e delle Ferrovie dello Stato. Ma a ridare memoria al luogo, alla sua lunga storia e alle complesse vicende che l'hanno caratterizzato adesso è un libro: «Villa Patrizi e dintorni» (Palombi editore, pagine 197) scritto da Armando Bussi, un ex dirigente delle Ferrovie che nel palazzo di Porta Pia ha trascorso gran parte della sua vita di lavoro. E così, con la curiosità propria di uno storico, ha deciso di ricostruire gli avvenimenti che hanno portato agli inizi del Novecento alla sparizione di questa bella villa subito fuori porta della nobile famiglia dei Patrizi, per fare posto ai «palazzoni» voluti dalle nuove necessità dell'amministrazione statale. Un libro che parte dalle origini: dall'epoca romana quando furono costruite le mura Serviane, arrivando fino al 1971, quando all'inizio di via XX Settembre vennero inaugurati gli uffici della nuova ambasciata britannica. «Il primo ferroviere (anche in via gerarchica) delle Ferrovie dello Stato si chiamava Riccardo Bianchi», racconta l'autore. E fu lui agli inizi del Novecento a ritenere che il «casino di caccia», le cui origini risalivano alla prima metà del '700 fosse idoneo alle nascenti esigenze ferroviarie, per cui nel 1907 la proprietà fu acquistata dai Patrizi. Il parco, peraltro, era già stato in buona parte lottizzato e venduto per costruire i primi edifici residenziali della Nomentana. Gli scavi che precedettero la costruzione furono affidati a Rodolfo Lanciani, archeologo e ingegnere, che redasse dettagliate tavole ed uno studio sulle «Scoperte di antichità avvenute nelle fondazioni degli edifici per le Ferrovie dello Stato nella già Villa Patrizi». «Dalla lettura di questo accurato e insostituibile scritto - dice Armando Bussi - nonché da altri articoli mi è nata l'idea di scrivere, una volta andato in pensione alle fine del 2011, tutta la storia del luogo. Pur non essendo né un archeologo né uno storico, ma solo un ferroviere romano ultrasessantenne e un po' nostalgico degli anni Sessanta». Si parte dalle mura Serviane arcaiche e si prosegue con la prima urbanizzazione testimoniata da ville e sepolcreti; si passa alla Roma cristiana quando la porta Salaria venne chiamata di San Silvestro; si racconta la costruzione della villa nella proprietà acquistata dai Patrizi nel 1650 dai Theodoli (al prezzo di 7000 scudi) voluta dal Cardinale Giovanni su disegno dell'architetto Sebastiano Cipriani; per passare solo poco più di un secolo e mezzo dopo alla sua prima distruzione con il Risorgimento e la Breccia di Porta Pia. «Chi viene oggi nell'attuale palazzo di villa Patrizi non può più ammirare i giardini ricchi di piante esotiche come fecero Goethe o Stendhal o i grandi affreschi barocchi - conclude l'autore - ma è ancora possibile, visitando i palazzi della Fondazione delle Ferrovie, che conservano un patrimonio culturale di tutt'altro genere, fare un tuffo nella storia del quartiere di Porta Pia».