Bilancio del primo festival: bene i numeri, qualità e organizzazione devono crescere A leggere i numeri «Firenze Libro Aperto», il festival che ha debuttato nel fine settimana negli spazi del Padiglione Spadolini alla Fortezza da Basso, è stato un successo. La dimostrazione lampante che Firenze ha una gran fame di eventi che mettano insieme il variegato mondo dell'editoria. In tre giorni sono state registrate circa 23 mila presenze. L'idea di Paolo Cammilli, pronto alla seconda edizione, sotto questo punto di vista ha funzionato. Le piccole case editrici (tra i big solo Giunti e Il Punto Einaudi), le librerie locali, le tipografie e alcune istituzioni culturali come l'Accademia della Crusca hanno avuto modo di far conoscere i loro prodotti, spesso artigianali, a un discreto pubblico. La formula «libri più concerti» ha retto, anche grazie a vari nomi di richiamo (Joe Lansdale, Vinicio Capossela, Tahar Ben Jelloun, tanto per citarne qualcuno). Neppure la presenza del leader della Lega Matteo Salvini, poco dopo il taglio del nastro, è riuscita a guastare il clima e ad accendere le polemiche, pur vivaci, della vigilia. Ma non si vive di soli numeri. Chi è entrato negli spazi di «Firenze Libro Aperto» ha avuto netta la sensazione che si trattasse di un evento con gravi lacune organizzative. I grandi vuoti della media e grande editoria ha limitato l'offerta libraria e, di conseguenza, la qualità dell'offerta. Mancavano poi indicazioni e cartelloni per accompagnare i visitatori alle sale degli incontri o agli stand degli editori e, segnalata come grave mancanza dagli stessi espositori, non è stata mai fornita una mappa in cui orientarsi nel grande spazio espositivo. Il programma appeso alle pareti non è risultato sufficiente per fornire informazioni e i depliant esauriti già il primo giorno non sono mai stati ristampati. L'allestimento delle sale incontri è stato poi il vero tallone d'Achille: senza nessuna separazione tra gli spazi le voci degli ospiti si sovrapponevano, mescolando le parole degli interventi. Nelle due sale adiacenti al palco dei concerti è andata anche peggio: la musica delle prove sovrastava le parole, creando una sensazione di disorientamento nel pubblico. Si sarebbe potuto fare di più anche per l'allestimento degli stessi stand degli editori, magari evidenziandoli in maniera più elegante (erano segnalati da un foglio bianco A4 stampato in bianco e nero e posto con lo scotch sui pannelli grigi dello stand). I numeri di «Firenze Libro Aperto» rappresentano senza dubbio un ottimo punto di partenza. Un patrimonio che però andrebbe valorizzato e non disperso, perché Firenze merita un evento che mostri un livello di qualità più alto. Per arrivarci c'è bisogno di un'organizzazione che non si nasconda dietro l'inesperienza ma faccia fronte con professionalità alle aspettative. Certo, il calendario delle fiere e dei festival legati ai libri in Italia è già di per sé ingolfato. Ma in un mondo dell'editoria che tutti i giorni combatte per conquistare lettori non farebbe male avere eventi che non puntino solo sui numeri.