«Presumo che sul cantiere dell'Accademia Carrara (foto) non applicassero i contratti dell'edilizia, visto che la maggior parte dei lavoratori non era iscritto alla Cassa Edile»: a parlare è il presidente dell'Ance Ottorino Bettineschi, che stigmatizza l'utilizzo di lavori con professionalità non garantita, soprattutto sui grandi cantieri. «Le colpe, in casi come la Carrara, partono dal principio e arrivano fino alla fine», conclude Bettineschi. Mentre Alberto Capitanio, coordinatore del Tavolo dell'Edilizia, ribadisce la necessità di modificare «le modalità di assegnazione degli appalti. Serve un nuovo rinascimento dell'edilizia». Una storia iniziata male, con l'appalto, e finita peggio, con gli strascichi ancora oggi visibili su una struttura delicata come quella dell'Accademia Carrara. «Il cantiere della Carrara è la fotografia di quello che capita in Italia, o meglio in certi grandi cantieri italiani». A parlare è il numero uno di Ance Bergamo, nonché presidente del tavolo dell'Edilizia della Camera di commercio, Ottorino Bettineschi. L'errore di partenza, ha detto anche l'assessore ai Lavori pubblici Marco Brembilla al Corriere , è stato proprio nell'assegnazione dei lavori alla Salini di Roma, che ha mostrato strada facendo di non avere le caratteristiche per portare a termine un cantiere del genere. Bettineschi misura, in termini pratici, l'inadeguatezza: «La maggior parte dei lavoratori presenti sul cantiere della Carrara non era iscritto alla Cassa Edile afferma Bettineschi e quindi si presume che applicassero altri contratti e non quelli dell'edilizia. Formalmente nessuna irregolarità, ma la sostanza ha prodotto questi guai». In teoria, se si assume con il contratto dell'edilizia, la professionalità edile di chi lavora dovrebbe essere assicurata. Ma l'azienda non è tenuta a farlo, e può applicare anche altri tipi di contratto che non garantiscono altrettanta professionalità e così arrivano i guai dai subappaltatori. Anche bergamaschi? «Questo non lo so ammette Bettineschi ma certo è che spesso nei cantieri ci finiscono aziende con contratti irregolari, personale non preparato in tema di sicurezza e manodopera avventata. Insomma, in queste che non sono imprese, ci finisce dentro di tutto e di più. A questo si possono aggiungere altre difficoltà, sulla progettazione cantieristica e sulla direzione lavori. Se un cantiere, e lo dico in senso generale, finisce così come è successo alla Carrara è perché le colpe partono dal principio e arrivano fino alla fine». Più carriole e meno avvocati, insomma. «Speriamo che sia una delle ultime volte che leggiamo sui giornali titoli come quelli letti sull'Accademia dice Alberto Capitanio coordinatore del Tavolo dell'Edilizia . Al di là delle responsabilità dell'impresa appaltante, il futuro economico del nostro territorio, che vede nella filiera dell'edilizia uno dei settori trainanti, passerà sicuramente dal cambiamento delle imprese ma anche e soprattutto da una nuova modalità di assegnazione degli appalti. Noi ci crediamo, per questo con il marchio "Mastri" vogliamo costruire un nuovo rinascimento per l'edilizia. È un marchio di qualità del saper fare e nasce per valorizzare la qualità della filiera edilizia bergamasca, capace di costruire e ristrutturare a regola d'arte, rispettando contratti d'appalto e (aspetto non secondario) anche i rapporti di lavoro applicando i contratti del settore. Cosa che purtroppo molto spesso non avviene con le imprese che arrivano da fuori». La vicenda dell'Accademia Carrara per il Comune di Bergamo è stata una lezione. Da un lato, in vista dei lavori sul Donizetti, si sta preparando un bando di gara che punta a favorire aziende che abbiano solidità e reali competenze. Dall'altro, almeno sugli appalti ad invito lavori con valore inferiore ai 100 mila euro , le maglie si sono strette in modo deciso. In pratica l'amministrazione ha azzerato gli elenchi da cui pescare le ditte per i cantieri dei lavori pubblici. Poi sono state contattate nuovamente le aziende del settore, iscrivendo solo quelle che, tra le altre cose, dimostrano di avere completato negli ultimi anni opere nel settore pubblico e in quello privato e di avere in organico competenze necessarie per affrontare i progetti più complessi. E, non ultimo, di disporre della forza lavoro sufficiente a sostenere un appalto. Come dimostra la vicenda della Carrara, non si tratta di una formalità.