Non finiscono mai le brutte sorprese quando si tratta delle case (o caserme) delle Forze armate. Dopo innumerevoli resistenze, per convincere il ministero della difesa a vendere almeno una parte dei propri immobili, il governo aveva inserito nella Finanziaria 2005 una norma per concedere allo stesso dicastero di Antonio Martino, da parte della Cassa depositi e prestiti, un'anticipazione finanziaria «non inferiore a 954 milioni e non superiore a 1,357 miliardi di euro». Un'operazione che sulla carta avrebbe dovuto rivelarsi a costo zero, ma che invece rischia di divenire l'ennesima mina posta sotto le casse statali andando ad incidere direttamente sul debito pubblico. Il ministero dell'economia, infatti, secondo il meccanismo messo in piedi, avrebbe dovuto rimborsare la Cdp spa a valere sugli introiti derivanti dalla vendita degli stessi immobili della difesa. Peccato, però, che anche in questa operazione il governo non sia riuscito a concludere nemmeno un affare, inducendo i tecnici del Servizio del bilancio dello stato di Montecitorio a lanciare l'allarme per un ulteriore possibile buco nei conti pubblici. «L'anticipazione della Cassa depositi e prestiti configura una posta debitoria dello stato», si sottolinea nel documento diffuso ieri alla Camera, mentre sotto il profilo dell'indebitamento netto, secondo gli esperti di bilancio di Montecitorio «le dismissioni degli immobili della difesa devono presentare un'evoluzione temporale coerente con gli oneri che esse sono destinate a compensare». Insomma, entro il 2005 lo stato deve incassare una cifra almeno pari all'anticipazione della Cdp, altrimenti il debito pubblico salirà ancora. Ma gli effetti si faranno sentire anche sui saldi di cassa nel caso di «escussione della garanzia prestata dallo stato». Tuttavia, la causa questa volta non è da ricercare soltanto all 'interno del dicastero di Martino, come nel caso di Scip3. Il decreto contenente la lista di 240 ex caserme più un pacchetto di alloggi ubicati soprattutto nel Nordest, è stato regolarmente firmato dal ministro, approvato dalla Corte dei conti ed infine è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 giugno. Piuttosto, il senato ha introdotto una modifica al decreto legge sulle entrate per concedere la possibilità di veto sulla vendita di tutti gli immobili della difesa, al ministro per i beni culturali Rocco Buttiglione. Una novità condivisa anche alla camera, come si evince dal dibattito di ieri. «Ritengo che questa disposizione sia molto importante perché diversi immobili della difesa presentano requisiti di interesse storico e artistico», ha spiegato il relatore del provvedimento Maurizio Leo, «ne ricordo uno per tutti, la Cittadella militare di Alessandria: una struttura di rilevante pregio, risalente al '700, sulla quale adesso il ministero per i beni e le attività culturali potrà esprimere le sue valutazioni ai fini della dismissione». Una novità sulla quale è d'accordo anche il governo. «Il fatto che sia stata introdotta la previsione di un coinvolgimento del ministero per i beni culturali rappresenta una miglioria», ha spiegato ieri in aula il sottosegretario all'economia, Daniele Molgora, «avanzata da varie forze politiche, portata avanti con il consenso di tutti e che il governo ha deciso di raccogliere».