ROMA. Assicura il co-curatore della mostra Francesco Leone: «Il progetto è portentoso e il risultato sarà epocale». Si potrebbe pensare a un eccesso retorico. Ma stavolta ha una sua aderenza alla realtà. Leone, storico contemporaneista, cura e coordina con Arnold Nesselrath, delegato per i dipartimenti scientifici ed i laboratori di restauro dei Musei Vaticani, e Alessandra Di Castro, direttrice del Museo Ebraico di Roma, la mostra La Menorà. Culto, storia e mito , che si aprirà il 15 maggio prossimo parallelamente nel Braccio di Carlo Magno, ai Musei Vaticani, e proprio nel Museo Ebraico romano, nei sotterranei del Tempio Maggiore di Lungotevere Cenci. È il primo progetto comune tra le due istituzioni culturali: l'immenso museo vaticano e il piccolo ma ricchissimo scrigno della comunità ebraica. Un'intesa storica piena di rinvii culturali, religiosi, storici, diplomatici che arriva dopo le tre visite di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco alla Sinagoga nel cuore dell'antico ghetto, chiuso per secoli in un odioso recinto dal potere papale, e ora crocevia di un dialogo interreligioso sempre più fertile e in continua crescita. La presentazione avviene infatti proprio al Museo Ebraico: accanto ai curatori, la nuova responsabile dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, con i cardinali Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e Kurt Koch, presidente della Commissione per le Relazioni religiose con gli Ebrei. Con Alessandra Di Castro, il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e la presidente della Comunità ebraica romana, Ruth Dureghello. Un parterre impensabile appena pochi anni fa, ora possibile per studiare insieme un oggetto che, secondo il libro dell' Esodo , sarebbe stato fatto forgiare in oro puro da Mosè per ordine del Signore. Il progetto, spiegano Barbara Jatta e Alessandra Di Castro, ha richiesto tre anni e mezzo di lavoro per costruire una mostra dedicata a un simbolo millenario che nessuno potrà vedere semplicemente perché, arrivato a Roma nel '70 dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte delle truppe romane dell'imperatore Tito, il candelabro è sparito dal V secolo, quando venne razziato dai Vandali di Genserico nel sacco del 455. Ma è rimasto, come spiega il Rabbino Di Segni, «il logo dell'ebraismo mondiale», un oggetto sospeso tra simbolo, fede, leggenda, capace però di unire ebraismo e cristianesimo, basta ammirare l'immenso Candelabro Trivulzio nel Duomo di Milano, evidentissima citazione del sommo modello: in entrambi i casi, allegoria della luce divina che si spande sul mondo. In quanto alle leggende, la più ricorrente vede la Menorà nascosta da secoli nei depositi segreti vaticani. Ironizza il Rabbino Di Segni: «Non è così. Almeno speriamo! In realtà bisognerebbe cercare in qualche sotterraneo a Gerusalemme, perché lì la Menorà sarebbe forse tornata». In assenza dell'originale, la mostra esporrà preziosi prestiti dal Louvre di Parigi, dalla National Gallery di Londra, dall'Israel Museum di Gerusalemme, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Museo Sefardi di Toledo e da molte altre prestigiose istituzioni internazionali. Da New York è già arrivata la proposta di una seconda tappa.
Corriere della Sera
21 Febbraio 2017
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La Menorà in mostra unisce Musei Vaticani e Museo Ebraico
PA
Paolo Conti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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