C'È ben poca urbanistica oggi a Bagnoli, è vero quel che ha scritto qui Pasquale Belfiore. Ma questo è il frutto inevitabile dello SbloccaItalia che ha imposto di trattare non la sola bonifica, ma anche la rigenerazione urbana dell'ex area industriale come se fosse una grande opera, commissariabile, di ingegneria. Un aggiornato governo territoriale di una riconversione urbana comporta molte cose, quali: a. la necessità di scegliere una direttrice strategica sulla quale procedere attraverso una sequenza, processuale appunto, di programmi operativi, cioè di interventi praticabili in ragione della convergenza di convenienze pubbliche e private e delle sinergie con le dinamiche di contesto; b. la gerarchizzazione delle istanze anteponendo quelle strutturali (ambiente, paesaggio, beni culturali) a quelle contingenti (economia); c. la configurazione democratica delle decisioni in ogni fase, rendendo note le alternative e motivando gli orientamenti; d. il permanente monitoraggio documentato degli esiti, con la disponibilità alle necessarie correzioni. Il tutto nel quadro di un organizzato confronto trasparente con gli interessi in campo, non solo con i forti e organizzati, quali quelli economici, ma anche con quelli deboli e diffusi. Lo SbloccaItalia ha invece considerato i circa 250 ettari a terra del Sin (non contando le centinaia di ettari a mare) come l'ambito per il quale occorresse soltanto redigere rapidamente un efficiente progetto di lottizzazione e riuso, con un bilancio fra spese e ricavi attendibilmente in pareggio. La conseguenza è che il soggetto attuatore localizza e dimensiona destinazioni e attività secondo questa logica, trattando riduttivamente una parte cruciale del territorio metropolitano come un grande impianto complesso, una sorta di grande macchinario, il cui progetto, redatto tutto in una volta secondo criteri ingegneristici, funzioni essenzialmente sotto il profilo economico. In questa impostazione lo spazio metropolitano è considerato come un dato, una cornice statica, anziché un contesto dinamicamente interrelato. E la variabile tempo vale solo per porre lotti ed interventi in sequenza cronologica con un occhio di riguardo ai flussi finanziari in uscita e in entrata. La ricerca di adeguati ricavi di mercato è così all'origine di proposte più che discutibili. Ne prendo in esame soltanto una, peraltro clamorosa, quella che localizza il porto turistico a Nisida. Con tutta evidenza, essa si basa su due circostanze: sul costo relativamente minore rispetto ad altre ubicazioni, dal momento che la stessa isola proteggerebbe il bacino dalle traversie maggiori; sulla prospettiva di ricavi maggiori dato il fascino che tale localizzazione conferirebbe all'impianto. In questa logica, che importa che l'isola non ricada nel perimetro del Sin? Commissario e governo lo possono ben allargare. In questa logica, il fascino va adeguatamente valorizzato: quindi il porto viene dimensionato per quasi un migliaio di imbarcazioni e collocato nella rete delle rotte internazionali, prevedendovi attracchi per un centinaio di megayacht. La schematicità economicista della proposta è sconcertante. Viene ignorato l'inevitabile conflitto con la balneabilità del litorale di Coroglio, pur ribadita come obiettivo irrinunciabile. Viene trascurato il fatto che un impianto così grande sarebbe servito solo da una strada a fondo cieco, condizionata dall'istmo artificiale degli anni '30 e penalizzata a monte dall'attraversamento di densi e congestionati quartieri urbani. Si sorvola sulla impossibilità di realizzare a Nisida i necessari spazi a terra che un porto tanto grande reclamerebbe e l'adeguato complesso di servizi (dal terziario urbano alla cantieristica di riparazione) indispensabile per il successo di un porto turistico internazionale. E si sfiora il ridicolo indicando, all'estremità occidentale del porto, attracchi per le linee di navigazione dirette alle isole. Infine, chi può credere che realizzare un simile porto a Nisida non determinerebbe impatti insostenibili sui valori paesaggistici dell'isola? È allora urgente cambiare strada. Dal settembre 2015 lo SbloccaItalia è stato già corretto, vi si introduca ora la correzione decisiva: si restringa il compito del commissario alla bonifica e si riconverta, per la rigenerazione urbana, il compito del soggetto attuatore al supporto tecnico ad una rinnovata pianificazione urbanistica comunale e metropolitana, aggiornata secondo i criteri delle recenti innovazioni legislative regionali.