La rete di monitoraggio già finanziata con due milioni per aree protette in Sicilia, Campania, Veneto e Piemonte OTTAVIANO (Napoli) II territorio protetto come un tesoro. L'ambiente a partire dai parchi naturali terrestri e marini sorvegliato da un raffinato sistema di vigilanza hi-tech quasi si trattasse del prezioso 'Kasikci', il diamante da 86 carati del Palazzo di Topkapi di Istanbul. Giorno e notte, monitor accesi sul territorio serviranno a impedire scempi e i reati contro l'ambiente. Il progetto di sorveglianza digitale viene presentato dal ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, nel corso del convegno 'Ambiente e legalità' che si svolge a Ottaviano. Una scelta, quella della location, non occasionale. La tavola rotonda, infatti, si svolge nel Palazzo Mediceo, un tempo di proprietà del boss della Nuova camorra, Raffaele Cutolo. La villa è stata poi confiscata e ceduta al Parco nazionale del Vesuvio che l'ha trasformata in quartier generale contro le aggressioni del territorio. Il progetto di sorveglianza ad alta tecnologia, presentato da Matteoli, è legato alla collaborazione con il comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente. Prevede un sofisticato sistema di postazioni (sia mobili sia fisse) che trasmettono immagini a una sala controllo allestita al ministero e dal comando dei carabinieri del Noe attraverso una rete di ponti radio digitali. La prima tranche del progetto può beneficiare di un finanziamento ministeriale di due milioni di euro, riguarderà le aree marine protette. Poi si estenderà alle aree soggette a bonifiche nazionali, particolarmente critiche di fronte a illegalità ambientali. In questo settore sono state già sottoscritte convenzioni con quattro regioni: Sicilia, Campania, Veneto e Piemonte, con finanziamenti di circa 20 milioni di euro. «E nostro impegno spiega il ministro Matteoli deve fare i conti con una criminalità organizzata sempre più agguerrita e invasiva, che usa le nuove tecnologie e strumenti di mercato come una vera e propria società per azioni. Contro questa criminalità è necessario indirizzare azioni di prevenzione e contrasto sempre più sofisticate e tecnologicamente avanzate. Questo progetto di sorveglianza del territorio ad alta tecnologia ha tutte queste caratteristiche e ci permetterà di fare un salto di qualità nell'opera di contrasto alle illegalità ambientali». La sorveglianza contro gli ecoreati si coniuga anche con la 'cessione' del Palazzo Mediceo, legato alla famigerata stagione camorristica, al patrimonio del Parco del Vesuvio. «E' un giorno importante, per Ottaviano, per la Campania e per l'intero Paese. Un simbolo del malaffare diventa un presidio di legalità. Un segnale forte contro l'ecomafia che da anni sta distruggendo la nostra regione e affossando una economia sana e pulita», dice Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania, presente al convegno. L'impegno del ministro Matteoli e il 'passaggio di mano' del castello di Tutolo non sono però solo fatti simbolici. L'«Ecomafia spa» da decenni ha stabilito la sua sede sociale in Campania, con un business di 6.626 milioni di euro (tra mercato illegale e investimenti) e con 67 clan che gestiscono in tutta la regione il portafoglio. E lo dimostrano i numeri e le attività della magistratura, in particolar modo nel settore dei rifiuti. Sono ben 16 le inchieste (sulle 32 aperte in tutt'Italia) che vedono coinvolte la regione con Napoli, Noia e Santa Maria Capua Vetere. Oltre 40 le aziende coinvolte: tra le macro aree più danneggiate ci sono il Casertano, il Giuglianese e il Nolano. Zone in cui si stima che un trafficante di rifiuti arrivi a guadagnare circa 25mila euro, mentre un imprenditore che ha smaltito rifiuti provenienti in maniera truffaldina può arrivare a intascare circa un milione e mezzo di euro al mese. E il ministro Altero Matteoli commenta, di fronte alle proteste contro la costruzione dei termovalorizzatori: «E' curioso che in tutte le regioni italiane si trovi una soluzione al problema dei rifiuti e in Campania no. Non voglio dire che i cittadini che protestano lo fanno perché al servizio della criminalità organizzata ha aggiunto Ma che lo sono in maniera indiretta, perché qualcuno li ha convinti che i termovalorizzatori sono inquinanti».