Mentre i fanatici di Daesh continuano a infierire sulle rovine dell'antica, gloriosa e cosmopolita Palmira, due busti funerari del museo annesso al sito, fatti a pezzi dai miliziani poi recuperati nei mesi della riconquista da parte delle truppe russo-siriane (marzo-dicembre 2016), sono arrivati a Roma via Beirut grazie all'Associazione Incontro di Civiltà presieduta da Francesco Rutelli. Esposti dal 7 ottobre all'11 dicembre scorso alla mostra al Colosseo «Rinascere dalle distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmira», ideata e curata sempre da Francesco Rutelli insieme all'archeologo Paolo Matthiae, subito dopo i busti e i loro frammenti sono andati all'Iscr per un restauro, oggi quasi completato, visitato questa mattina dal ministro Franceschini e da Rutelli e presentato alla stampa estera. «Il restauro dei due busti funerari del II-III secolo d.C, icone dell'arte ferita a Palmira, è il frutto di una complessa operazione diplomatica che dimostra l'impegno del Governo italiano e la qualità riconosciuta a livello internazionale dei nostri istituti di restauro», ha dichiarato il ministro che, aspettando il G7 di fine maggio a Taormina, ha ricordato il primo G7 della cultura, specificatamente sui temi della tutela, indetto il 30 e 31 marzo a Firenze e propedeutico all'appuntamento di due mesi dopo in Sicilia. I busti in calcare, datati al II-III secolo, avevano entrambi i volti distrutti. Il restauro di quello femminile (una donna velata e con ricchi gioielli, una fascia sulla fronte con perle e ricami, collane di grani di varie dimensioni e una lussuosa spilla a fermare il mantello alla spalla) è stato completato. Quello maschile (un personaggio con toga e mantello, che tiene in mano un rotolo e ai lati della testa presenta il proprio nome scritto in rosso in greco e in palmireno) quasi. Il suo volto, di cui si erano recuperati solo due grandi frammenti, presenta una grossa porzione mancante a sinistra, studiata e ricostruita tramite modellazione 3D e stampa in materiale sintetico. Nei prossimi giorni l'integrazione, del tutto reversibile, sarà applicata e poi stuccata in modo mimetico, con una finitura in malta per renderne più omogenea la cromia. Completato il lavoro, «le due sculture torneranno a casa, nella speranza che sarà possibile rivederle nel Museo di Palmira, in pace e in sicurezza. Da parte nostra, ha aggiunto Rutelli, si tratta anche di un omaggio al curatore Khaled al-Asaad, ucciso per non aver voluto collaborare alla devastazione del patrimonio cui aveva dedicato la sua intera vita».