CHIUDE, accompagnato da un diluvio di proteste, il teatro dell'Orologio. Gli agenti della polizia amministrativa giovedì sera si sono presentati in via dei Filippini poco prima delle 20 e hanno messo i sigilli alle tre sale, allestite 37 anni fa in un immobile di proprietà del Comune, sotto lo sguardo incredulo dei 104 spettatori. Il teatro era sprovvisto dei certificati di agibilità e di prevenzione dagli incendi, hanno stabilito i poliziotti. Il presidente dell'associazione che gestisce il polo culturale è stato denunciato per apertura abusiva di luoghi pubblici. «Era tutto in ordine, tranne l'uscita di sicurezza affermano i gestori abbiamo fatto di tutto per realizzarla, siamo arrivati a tre metri dall'aprire quell'uscita, ma ci siamo dovuti fermare perché sono stati rinvenuti dei reperti archeologici ». Il palazzo che ospita il teatro sorge nel cuore del centro storico, a pochi passi da Corso Vittorio Emanuele. Così Roma perde, almeno per il momento, un altro spazio culturale: il secondo nel giro di un mese, dopo la chiusura del Quirinetta, in via Marco Minghetti. Lì i sigilli sono scattati, in seguito ai rilevamenti dell'Arpa, per inquinamento acustico. Motivazioni diverse, dunque. Stavolta però le violazioni contestate ai gestori del teatro hanno suscitato un vespaio di polemiche. «La realizzazione dell'uscita di sicurezza è stata bloccata dall'intervento della Sovrintendenza archeologica sottolinea la capogruppo del Pd in consiglio comunale, Michela Di Biase i sigilli umiliano l'impegno decennale di chi portava avanti una storica realtà culturale ». Di Biase auspica una soluzione rapida della vicenda: « Il Campidoglio aggiunge attivi subito un tavolo con tutti i soggetti coinvolti». Non è la sola a farlo. Dal Comune alla Regione, la richiesta delle opposizioni è unanime. «Non passa giorno in cui questa città non perda quei pochi presidi culturali rimasti denuncia la consigliera regionale di Sinistra italiana, Marta Bonafoni Roma si sta spegnendo sempre di più». Per questo, il consigliere comunale Stefano Fassina (Sinistra per Roma), torna a chiedere la riscrittura «della bozza di regolamento della delibera 140 (mette a rischio il futuro di decine di spazi sociali in città) per riaffermare la funzione sociale e culturale degli immobili del Comune». Stefano Pedica (Pd) analizza l'accaduto da un'altra angolazione. E promette: «Se non si muove nessuno, sono pronto con un gruppo di imprenditori che amano la cultura a dare una mano per risolvere il problema». L'accusa è mirata: «È inaccettabile che in Comune si parli solo di polizze e di assessori che si dimettono - prosegue Pedica - spero che la sindaca Raggi di adoperi subito per salvare il teatro».