A distanza di due mesi dalla sua inaugurazione e nel tempo trascorso della sua esposizione come icona natalizia della città sulla linea di costa del nostro storico lungomare, siamo tornati a osservarlo insieme al contesto che lo circonda. "Nalbero" col nome che gli è stato dato di sigla privata del napoletano apostrofo, ci appare oggi ancora più svuotato, silente, isolato e stonato, nel suo impianto di tubi innocenti sullo sfondo del golfo di Napoli che lo attornia, e per ammirare il quale a pagamento, è stato montato. In via provvisoria poiché la sua costruzione ha una scadenza annunciata e che ne ha consentito le autorizzazioni anche della Soprintendenza. La sua transitorietà è legata al Natale per il quale gli è stata attribuita da chi lo ha concepito e realizzato, la funzione di simbolo e immagine insieme ad attrattore turistico nel periodo delle feste, aperte con l'Immacolata dell'8 dicembre fino al Capodanno e l'Epifania. Cosa è accaduto dopo quelle ricorrenze in cui la città, con tutto il patrimonio storico, artistico e culturale che offre, è stata meta ed ha accolto il grande flusso di turisti registrato con dati rilevanti e di successo? Nel ritorno dopo il 6 gennaio, alla vita quotidiana con i suoi eterni problemi e difficoltà in gran parte irrisolti, i giornali locali hanno cominciato a registrare e segnalare il progressivo svuotamento di frequentatori di "Nalbero" col suo centro commerciale e attività di ristorazione, e la riduzione anch'essa progressiva delle fila di visitatori al botteghino per i biglietti di accesso ai suoi piani alti. Quasi assoluto nei giorni infrasettimanali e con limitata eccezione nei fine settimana. Segno questo che il suo effimero carattere non ha inciso nella vita e nello sviluppo economico cittadino. E non ha rappresentato la soluzione annunciata con la sua installazione, per il risveglio di Napoli al turismo, e soprattutto per il suo lungomare. Di recente è riemersa la questione di un altro progetto urbanistico annunciato dall'amministrazione comunale sul Lungomare per riportarlo al profilo del 1938 valorizzando linea di costa e turismo: i finanziamenti non sarebbero mai partiti, né i lavori da realizzare entro il 2014. Un restyling del quale non si conoscono i contenuti e non si è data la possibilità di discuterlo, tanto più che si tratta di un nodo essenziale del volto cittadino. Il fondo della questione si ripropone più che mai ora che siamo alla scadenza di "Nalbero". E riguarda la linea di costa con l'annessa Villa Comunale: liberata in tempi e forme diverse dal traffico automobilistico, poi ripreso per i limiti alla viabilità della Riviera di Chiaia conseguenti ai lavori della metropolitana e al crollo del palazzo Guevara - sarà a breve per sua scadenza, liberata anche da "Nalbero". E sul Lungomare denudato dalle illusioni che hanno sottratto l'attenzione dalla sua realtà passata presente e futura nella vita della città si dovranno seriamente aprire una riflessione, analisi e elaborazione progettuale. Fondate innanzitutto sul confronto dell'amministrazione cittadina con le competenze e professionalità presenti in città, con le istituzioni scientifiche e culturali i cui patrimoni e scopi sono tradizionalmente dedicati alla storia e alle risorse di Napoli, con le associazioni ambientaliste e civiche da anni impegnate per la tutela di quei luoghi e patrimoni, dal lungomare alla Villa Comunale. Alla riflessione e al confronto da sempre auspicato e atteso, desidero dare una testimonianza. Qualche giorno fa in una bella mattina di sole, "Nalbero" mi è apparso ben altro da quello che vidi a dicembre e descrissi nel mio articolo pubblicato su Repubblica Napoli del 13 dicembre. Il vuoto era assoluto in ogni suo livello, dal pianterreno alla vetta. Il botteghino senza file e una signora che si aggirava intorno non riuscendo a trovare l'ingresso per accedere alla visuale da lassù del golfo, accolse grata la mia indicazione. Deserti i locali commerciali e di ristorazione. Il silenzio consentiva di ascoltare la voce del mare poiché erano spenti gli autoparlanti che in precedenza emanavano musica a tutto volume. Solitaria espressione della fantasia mercantile napoletana, sul molo del tradizionale mercatino del pesce: il timone rosso di legno con la scritta che si distingue anche per l'apostrofo "N'Albero dal mare gita in barca". Scomparsi i tanti ambulanti che riempivano l'area circostante; e le giostrine che ruotavano nelle vicinanze. Andando oltre per entrare nella Villa Comunale: chiuso e vuoto lo chalet di ingresso, deserta la pista per il pattinaggio e le panchine che la circondano, desolati i viali attorniati da cantieri e transenne, solitaria e indifesa la Cassa Armonica appena restaurata e inaugurata. La preoccupazione espressa allora che "Nalbero" con il suo innaturale artifizio contagiava i naturali e storici luoghi circostanti, non solo si è confermata ma è divenuta quotidiana realtà. Ora non possiamo che rimanere in attesa che alla scadenza stabilita dell'8 marzo il lungomare di Napoli venga liberato anche da "Nalbero" e si torni a curarlo, amarlo per quello che è, ad occuparsi seriamente del suo presente e futuro. E che si possa rendere omaggio in questo modo alla festa della donna che coincide con quella data.
la Repubblica
17 Febbraio 2017
NAPOLI - SMONTATE NALBERO E PENSIAMO AL LUNGOMARE
MA
Marta Herling
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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