C'è una città da scoprire attorno al teatro di Agrigento che "dorme" sotto mandorleti e campi. Un abitato monumentale del III secolo a.C. con santuari, case, luoghi pubblici e un'agorà ampia 50mila metri quadrati che rendeva così il cuore di Agrigento in età ellenistica una delle piazze più maestose del mondo antico, equiparabile solo a quella di Atene. Ed è proprio la città ellenistica cioè dell'età di passaggio tra l'epopea della Grecia e quella di Roma che gli archeologi cercheranno a partire da aprile quando riaprirà il cantiere alla Valle dei Templi. Il bando per la seconda fase delle indagini archeologiche è già stato pubblicato ed è aperto a tutte le ditte europee con i requisiti adatti a curare una campagna di scavi lunga 4 mesi. La somma prevista dal Parco archeologico, come conferma il direttore Giuseppe Parello, è di 390 mila euro e si tratta di fondi messi a disposizione dall'ente in virtù della sua autonomia amministrativa. In campo la stessa équipe che ha curato i primi due mesi di scavi: gli archeologi della Valle dei Templi, il prof. Luigi Caliò dell'Università di Catania, gli esperti del Politecnico di Bari, i geologi dell'Ateneo del Molise e il Cnr Itabc. Si resta poi in attesa del decreto per lo stanziamento dei due milioni di euro previsti nel Patto per il sud che consentiranno una grande fase delle operazioni con il completamento degli scavi, il restauro e la fruizione del teatro e dell'area archeologica ad esso adiacente attraverso un percorso turistico ad hoc. Sì, perché non è soltanto il monumento di 100 metri di diametro che gli archeologi vogliono riportare alla luce, ma l'intera Agrigento dell'Ellenismo. «Il contesto di cui il teatro era la parte scenografica dice Maria Concetta Parello, archeologa dello staff tecnico della Valle dei Templi con Valentina Cammineci e Maria Serena Rizzo Dai primi studi successivi agli scavi, è stato accertato che la parte sommitale del teatro sia stata in parte smontata per altre costruzioni nelle epoche successive e conferma quanto scriveva Tommaso Fazello nel '500 davanti a un monumento ormai in rovina». La parte sottostante della gradinata destinata agli spettatori (la cavea), e poi l'antico palco con tutto quel che vi era attorno ad esso, invece, risultano in buone condizioni secondo le indagini geo-elettriche. «Il resto del teatro si trova sotto terra prosegue l'archeologa e le prime analisi lasciano ben sperare». La tipologia architettonica appare simile a quella di Segesta ma trova confronti anche con altri teatri fuori dalla Sicilia: dall'Epiro a quello di Atene. Numerosi, infatti, in questi mesi i contatti tra studiosi internazionali e Agrigento come confermano gli archeologi della Valle dei Templi protagonisti di un cantiere "aperto" a cui hanno potuto prendere parte non solo esperti ma anche studenti, turisti e curiosi tra cui gli stessi agrigentini. Anche per questo, durante lo scavo, sarà creato un piccolo museo per accogliere ed esporre i reperti che saranno man mano ritrovati come già accaduto durante la prima fase degli scavi. Oltre alla sua struttura, il teatro restituisce infatti oggetti vari. Nei suoi pressi doveva esservi anche un luogo di culto come testimonia il ritrovamento di reperti in terracotta tra cui lucernai e unguentari, ma anche teste di piccole statue fittili raffiguranti suonatori. Tutti oggetti legati al culto di divinità antiche e che lasciano ipotizzare la presenza di un'area sacra nei pressi del teatro, come era allora usanza; nessuna certezza ancora su quale fosse il dio o la dea greca venerata. Ed è questo un altro tassello che gli archeologi vogliono trovare per ricostruire il contesto generale dell'Agrigento ellenistica dove splendeva di bellezza, su più terrazze, una piazza rettangolare lunga 280 metri e ampia 170 metri la cui "quinta" scenografica era, appunto, il teatro. L'intento è di ricostruire il volto di questa città monumentale ancora sconosciuta e ritrovare anche le tracce della vita quotidiana dei suoi abitanti per restituire un pezzo della storia antica del Mediterraneo. Uno scavo archeologico che mira a diventare anche motivo di riflessione socio-culturale di un'epoca peculiare qual era l'Ellenismo che, dal 323 a.C. al 31 d.C., tentò di riunire Oriente e Occidente nel segno di una sola grande koinè di cui la Sicilia fu parte.