Visitare Pantalica è immergersi in un'atmosfera rarefatta dove la natura e l'archeologia si fondono insieme. Un sito unico al mondo tanto da aver ottenuto il riconoscimento Unesco, che dal 2008 divide con la città di Siracusa, proprio per le sue peculiarità storiche e paesaggistiche che rendono Pantalica un luogo sospeso nel tempo. La più grande necropoli rupestre della Sicilia conta oltre 5mila tombe scavate nella roccia e si erge su un altipiano tra due fiumi, l'Anapo e il Calcinara, regalando scorci naturalistici e silenzi. Si estende nel cuore ibleo tra i Comuni di Sortino e Ferla, poco distante dagli altri borghi montani del Siracusano ed è raggiungibile da due versanti. Scoperta alla fine dell'Ottocento da Paolo Orsi, riecheggia qui il nome mitologico del re Hyblon e le leggende del suo antico regno poi perduto e che, durante le incursioni di barbari, pirati e arabi, divenne rifugio per le popolazioni che qui hanno lasciato testimonianze trasformando le tombe in chiese bizantine. Restano tracce di decorazioni policrome e segni di un culto antico dentro piccolo oratori rupestri dedicati ai santi Nicolicchio e Micidiano. Molti dei reperti che qui Orsi portò alla luce, come descrive nei suoi taccuini raccontando di un mese incessante di lavoro e di tombe inaccessibili, sono in esposizione al museo archeologico di Siracusa per narrare la storia di un sito di riferimento per la Sicilia. Un alveare di pietra tra il verde dell'altipiano ibleo sulla cui sommità si trovano i resti del "palazzo del principe", l'unica costruzione lapidea più antica rimasta. A circondare il sito anche il bosco dei Giarranauti che conserva anche i resti di un villaggio bizantino e di una antica conceria. E poi, ancora, resti di "archeologia industriale" con le tracce della linea ferroviaria che fino agli anni Cinquanta collegava la zona costiera della Sicilia con l'entroterra (la tratta Siracusa-Vizzini) attraversando la valle dell'Anapo, di cui rimangono gallerie ed edifici. Sono luoghi che i visitatori percorrono a piedi orientandosi con i cartelli all'interno dell'area naturalistica, per scoprire un panorama silenzioso che racconta la storia più antica dell'Isola.