Così San Miniato e Santo Spirito ce la fanno da sole «Chiese con il ticket? Per carità, non diciamo eresie». Dopo la proposta rilanciata ieri dal ministro della cultura Dario Franceschini che vorrebbe introdurre il biglietto d'ingresso al Pantheon, il quotidiano dei vescovi Avvenire , riapre il dibattito sulle chiese a pagamento. Di cui, il priore di Santo Spirito e l'abate di San Miniato al Monte non vogliono neanche sentirne parlare. Il primo, l'agostiniano padre Giuseppe Pagano, definisce anche solo l'ipotesi del biglietto d'ingresso nel Pantheon «una boutade di cattivo gusto», il secondo, il benedettino olivetano padre Bernardo Gianni, invece si lascia andare a una provocazione: «Nel caso fossimo obbligati, ci opporremo facendo lo sciopero delle preghiere». E a tal proposito i due monaci ricordano che è del 2012 la nota con cui il consiglio permanente della Conferenza Episcopale riafferma il principio dell'apertura gratuita delle chiese, come luoghi dedicati primariamente alla preghiera comunitaria e personale, regola da applicarsi anche ai luoghi di culto di grande rilevanza storico-artistica, interessati da flussi turistici notevoli. Insomma, per il priore e l'abate far pagare un biglietto a chi decide di entrare in chiesa sarebbe del tutto illegittimo e probabilmente «allontanerebbe anche i fedeli». «Non si può fare cassetta con i luoghi di culto», si sfoga padre Giuseppe. Anche l'abate Bernardo Gianni si dice assolutamente contrario «alla musealizzazione delle chiese. Non ci può essere una barriera economica all'ingresso dice e se devo essere sincero io non entrerei mai in una chiesa dove si è costretti a pagare il ticket». La basilica di Santo Spirito e quella di San Miniato seppur molto visitate dai turisti stranieri e italiani oggi riescono a mantenersi grazie alle attività organizzate da alcune associazioni, al volontariato e alle offerte. Certo, il denaro non basta mai e i trasferimenti dallo Stato (entrambe sono di proprietà del Demanio) non ci sono più «ma prima di arrivare a parlare di bigliettazione chi fa il ministro vada sul territorio, si confronti con la gente e tragga ispirazione dalle tante esperienze. Firenze potrà insegnargli tanto». In Santo Spirito, per esempio, grazie agli Amici di Santo Spirito il priore padre Giuseppe è sempre riuscito a tenere la chiesa aperta a tutti, e gratuitamente: «Ma con i turisti siamo rigorosi: niente foto, contegno ed educazione. Devono ricordare che le chiese non sono un museo. Per quanto riguarda, poi, la manutenzione straordinaria è compito del Comune, al resto ci pensiamo noi frati e i volontari. L'unica cosa che ci costa davvero tanto è il custode su cui non c'è alcuna agevolazione fiscale. Per il resto, però, siamo davvero ben organizzati». Non va diversamente nella millenaria basilica di San Miniato dove i monaci, pur non ricevendo alcuna sovvenzione, garantiscono la vigilanza dell'interno e dell'esterno a loro spese: «Ci manteniamo con il nostro lavoro spiega l'abate Bernardo Gianni La spiritualità benedettina, che nell'ora et labora ha una delle sue chiavi essenziali ripugna l'idea di dover vivere delle offerte o peggio ancora della bigliettazione di un luogo che per bellezza e vocazione evangelica appartiene a tutti e a tutti è destinato. Con i prodotti del nostro laboratorio, con la sensibilità delle persone che frequentano San Miniato e con il piccolo ma significativo contributo che Palazzo Vecchio ci assegna per la sorveglianza del cimitero delle Porte Sante cerchiamo di far fronte a tutto: comunità, carità a chi ha bisogno e custodia dei beni artistici». E per governare i flussi turistici? «Semplice: ai gruppi di visitatori, soprattutto scolastici, prima della visita ricordiamo le rigide regole di comportamento da tenere in chiesa per non dare fastidio ai fedeli che sono in preghiera» .