«È difficile, molto difficile». Alessandro Mendini scuote la testa tra la costernazione generale. L'Associazione per il museo del XX secolo aveva invitato il grande designer per farsi indicare la strada verso la conquista del Palazzo della Libertà e il suo affrancamento dal burocratico destino di sede prefettizia. E alla fine è stato deciso di incontrare tutti gli enti interessati per presentare loro una proposta alternativa (che sarà quella di una Casa delle Arti). Ma nell'incontro di ieri in Sala Galmozzi, di fronte ai battaglieri architetti dell'associazione che rivendicavano motivazioni ideali e prendevano a modello edifici in disuso di Parigi, Madrid e Londra riconvertiti a uso artistico, Mendini ha replicato con docce fredde di concretezza: «Non vi potete confrontare con quelle città, al massimo con Perugia o Terni ha puntualizzato . Ma un museo lo si può fare se ci sono opere acquistate o donate. Gli acquisti li vedo improbabili, e poi si ottiene qualcosa di raccogliticcio che non dà la forte identità che sarebbe necessaria. Bisogna potersi autofinanziare: la ricerca di elemosina non porta a nulla. Vedo tutto molto difficile». Le ripete più volte e solo di fronte ai mormorii di scoramento aggiunge: «Ma non impossibile». «I giochi non sono fatti ha detto Edoardo Milesi . Da qui partiamo con una visione che può fare di Bergamo il polo culturale della Lombardia». «La minoranza che decide queste cose deve dare risposte alla maggioranza dei cittadini per capire come riempire i buchi neri della città», ha incalzato Paolo Belloni. Mendini gli dà ragione: «Bisogna spingere le forze politiche a fare il necessario. Il Comune e il sindaco hanno la responsabilità di dare le risposte. L'edificio può avere più identità, accogliere pittura, musica, artigianato, laboratori, ma bisogna convincere i cittadini a frequentarlo. A Bergamo siete bravi a creare festival. Ma bisogna rispondere alla domanda: cosa si vuole fare?». È stato Angelo Colleoni, autore con Melana Licini di un libro sulla storia del Palazzo della Libertà, a ricordare che quando il volume era ancora in bozze il sindaco Giorgio Gori lo aveva letto e poi aveva fatto il giro della banche per cercare finanziamenti, ottenendo solo rifiuti. Perché il libro contiene un'ipotesi che potrebbe essere adottata dall'associazione e sottoposta agli altri soggetti (e il consigliere comunale Luciano Ongaro lo porterà a Palazzo Frizzoni). Quella di creare un Palazzo delle Arti, con spazi espositivi e laboratori. E un cuore di vetro: 4 cubi nella corte centrale a fare da esposizione su cui si affacciano tutti i piani, e culminanti con un ristorante sulla terrazza. Appuntamento al 7 marzo. Comune, Provincia e Regione hanno già risposto all'invito: prefettura e demanio no.