Brescia ha un record: racchiude ben tre siti del Patrimonio Unesco dell'umanità. Ci sono le incisioni rupestri camune, ammesse nella prestigiosa lista nel lontano 1979; c'è l'area longobarda di Santa Giulia che rientra nel sito seriale (distribuito in sette sedi) de «I longobardi in Italia: i luoghi del potere»; e ci sono le quattro aree che fanno parte dei 111 siti palafitticoli dell'area alpina. Ora si profila la fioritura di tre altre candidature. La prima è quella annunciata, con lungimiranza pari al coraggio, dal presidente dell'Aci Piergiorgio Vittorini che vorrebbe che la Mille Miglia entrasse nella lista dei patrimoni immateriali dell'umanità. Proporre che la «corsa più bella del mondo» faccia parte di un elenco che comprende il teatro kabuki, l'opera dei pupi siciliani e la liuteria cremonese può apparire visionario: in realtà la candidatura di un evento moderno ma già «storicizzato», di un fattore che è insieme tecnologico e spettacolare, costringerebbe la stessa Unesco a rivedere regole e criteri. C'è poi una seconda candidatura in preparazione: quella di Montisola. Ai fattori ambientali, naturalistici, geologici e antropici, l'isola lacustre più grande d'Europa aggiunge tutto ciò che il ciclone-Christo ha lasciato dietro di sé: una rete di relazioni locali e nazionali; una visibilità e un' allure internazionale creata dal pontile color giallo dalia che potrebbe diventare un tappeto rosso per entrare almeno nella tentative list italiana. Il lago d'Iseo ha un'arma (la semplicità della rappresentanza istituzionale) che manca al terzo potenziale candidato bresciano: il lago di Garda. L'idea di candidare il Benaco da tre anni non fa che raccogliere consensi da parte di associazioni, enti locali, istituzioni culturali e realtà economiche come il Consorzio delle colline moreniche. Di pari passo emerge la difficoltà di trovare un soggetto capace di rappresentare una realtà così vasta (tre regioni). A meno che la Lombardia (il cui consiglio regionale ha approvato all'unanimità una mozione che va in tal senso, e che non è povera di assessori bresciani) prenda in mano l'iniziativa. Quale che sia l'esito di queste tre, embrionali candidature, è di grande fascino la procedura per costruirle: servono confronti, studi, discussioni partecipate, consapevolezza di sé. Nel caso dei due laghi significherebbe gettare un fascio di luce (e di attenzione, e di rispetto, e di tutela) su quella «grande offerta», su quell'«immenso donativo» che è il loro paesaggio, di cui parlava il poeta Andrea Zanzotto. E già questo sarebbe un primo, straordinario risultato.