La Biblioteca del mobile e i primi artigiani che crearono l'industria brianzola Lissone C' è il disegno acquarellato di un armadio dalle forme rococò con riportati a matita i termini francesi di glace e verrerie , il progetto di una camera da letto floreale, una culla dalle forme neogotiche, poltrone, tavolino e canapé per «lo studio dell'Illustrissimo Principe Borghese». È uno scrigno della memoria quello esposto da ieri a Palazzo Terragni nella centralissima piazza Libertà a Lissone. Per la prima volta escono dalle cassettiere del Fondo antico della Biblioteca del mobile oltre 250 disegni realizzati tra la fine dell'Ottocento e gli anni '40 del Novecento da alcuni dei più importanti mobilifici che hanno segnato la storia economica della «città del mobile». «Abbiamo voluto valorizzare parte del patrimonio della Biblioteca del mobile che rappresenta un unicum in Italia spiegano Daniela Lauro e Maurizio Parma, curatori della mostra . Si tratta di una biblioteca di consultazione (attualmente aperta solo su appuntamento al secondo piano di piazza IV Novembre, ndr ) che raccoglie 400 volumi dalla metà del Settecento dedicati agli aspetti più tecnici dell'arredamento e 7 mila illustrazioni e disegni». L'istituzione nasce nel 1941 dalla donazione del materiale raccolto dalla prima scuola professionale di disegno e intaglio fondata nel 1878 a Lissone per formare gli artigiani e trasformarli in specialisti del mobile. Erano gli anni della nascita dei primi grandi mobilifici come attesta un documento della Camera di Commercio che registra nel 1887 la presenza di cinque mobilifici a ridosso della ferrovia tra cui la ditta Mariani Felice, i Fratelli Ornaghi, la ditta Gatti Giovanni e il mobilificio Meroni e Fossati che contava 22 dipendenti e 800 lavoratori a domicilio. Proprio il lascito dei mobilifici storici costituisce il nucleo del Fondo antico della Biblioteca del mobile e racconta l'evoluzione del gusto e degli stili nell'arredo della casa. In mostra ci sono così i primi disegni a mano, rifiniti ad acquarello che erano spesso utilizzati come catalogo di vendita, ma anche i progetti speciali pensati per arredare le grandi ed eleganti ville di delizia in Brianza. S e la maggior parte dei disegni sono anonimi, ci sono però anche alcuni nomi illustri dell'architettura come Giò Ponti che con Tommaso Buzzi firma il progetto di poltrone e divani per il Salone dell'arredamento di Roma del 1931, oppure i disegni futuristi di Mario Bacciocchi che immagina intagli di varie essenze per decorare una libreria con soggetti legati al mito della velocità. Non ci sono solo i progetti di arredo per case private, ma anche quelli per negozi (tra cui Mani di fata e Barilla), cinematografi, la hall dell'hotel Savoy , l'atelier di una modista. Il percorso di visita si chiude con i disegni degli allievi della scuola di legno-arredo Meroni che hanno curato l'allestimento della mostra che sarà aperta fino al 26 febbraio (dalle 10 alle 12, da venerdì a domenica anche dalle 15 alle 18. Ingresso libero). «Siamo orgogliosi di mostrare un patrimonio così importante per la storia della nostra città commenta il sindaco Concetta Monguzzi . Stiamo cercando i fondi per poter digitalizzare i documenti più significativi e renderli così fruibili da tutti».