Durante la campagna elettorale, l'assessore alla Cultura, Filippo Del Corno, lo aveva promesso: se sarò rieletto e riconfermato al mio posto mi piacerebbe lanciare una nuova idea di museo diffuso, secondo un programma che in qualche modo abbiamo già in mente. Tra poco più di un mese, per il fine settimana il progetto sarà concretizzato: nei tre giorni del primo weekend di marzo, dal 3 al 5, partirà infatti la prima edizione di Museo City, un'iniziativa che mette in rete ben settanta realtà museali dell'intera città. Settanta musei nella sola Milano? La cifra pare pazzesca, al limite del credibile. E invece è precisamente così; a un numero tanto elevato si perviene mettendo insieme tutti i musei pubblici, comunali e statali, quelli privati, nonché le case museo e i tanti musei d'impresa, secondo un criterio aggregativo che in questi ultimi anni ha mostrato di essere di successo in molti campi; e il numero è tanto più significativo se si pensa che sono state volontariamente escluse tutte le sedi espositive che non siano anche musei, a partire dallo stesso Palazzo Reale, fiore all'occhiello della cultura pubblica in città. Settanta musei, garantiscono in Comune, non solo sono tanti, ma, una volta che vengono posizionati fisicamente sulla cartina della città, danno un'idea plastica della diffusione sul territorio della presenza museale milanese: una realtà capace di andare ben oltre la piantina del centro dove, com'è naturale, si registra la maggiore concentrazione per estendersi a macchia di leopardo all'intero tessuto urbano, periferie incluse. Con un così elevato numero di attori coinvolti, ovviamente qualcosa di Museo City era già filtrato; si trattava però di idee in attese di conferma, visto che soltanto in queste ore si è arrivati a una messa a punto del programma globale; anzi, per qualche luogo, come l'Arengario, si è ancora in fase di definizione. Di sicuro si sa che nei tre giorni del progetto ciascuna sede prescelta organizzerà iniziative ad hoc, volte alla propria valorizzazione. In particolare è confermata un'idea di cui si era già parlato, cioè che ogni luogo sarà chiamato ad accendere il faro su un aspetto finora considerato minore: un'opera nascosta, magari dimenticata, magari tenuta a riposo nei depositi Un complesso di iniziative compreso sotto il nome di Museo segreto. Ma l'importanza del progetto non risiede tanto nelle singole offerte, quanto nel significato globale della rassegna. Dopo BookCity e PianoCity, infatti, si tratta di una nuova tappa di quel modello culturale di Milano che ormai è divenuto la caratteristica distintiva stessa della città, con tutti gli eventi più rilevanti non più concentrati in un solo luogo, per lo più centrale, ma diffusi all'interno del tessuto urbano. Un modello che un tempo era prerogativa del Salone del Mobile, e piano piano va conquistando spazi all'interno del palinsesto cittadino, guardato con interesse anche da molte città internazionali. Del Corno racconta che l'idea è emersa circa un anno fa, quando ha ricevuto nei suoi uffici un gruppetto di esperti del settore, composto tra gli altri da Annalisa Zanni e Stefano Zuffi, rispettivamente direttrice e presidente degli amici del Poldi Pezzoli, dall'ex direttore del Diocesano Paolo Biscottini, dallo storico dell'architettura Fulvio Irace. In tempi in cui si parla molto di collaborazione tra pubblico e privato, pensando quasi sempre al solo aspetto economico, è un esempio di buona pratica da non sottovalutare.