La riforma di Franceschini dà più autonomia e più fondi al sito, ma crea altri problemi. Ecco quali «Nei confronti del Colosseo si è scatenato una sorta di accanimento terapeutico. Non ci si può concentrare sull'Anfiteatro dimenticando le migliaia di monumenti minori che vanno alla malora», dichiara Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte. L'archeologo Andrea Carandini, invece, pensa sia necessario dare spazio agli spettacoli per educare i turisti. L'ultimo sfregio al Colosseo, il proprio nome inciso da una visitatrice francese dopo gli spray del mese scorso, fa di nuovo interrogare sul destino del monumento simbolo di Roma. Il "Parco Archeologico del Colosseo" voluto dal ministro Franceschini è ormai una certezza. Ma, nell'attesa che arrivi il super manager a gestire l'area, sono tanti i malumori e le perplessità sul nuovo corso, che aumentano ogni qualvolta compaia scabrosamente una nuova scritta: che sia "Morte", "Sabrina" o "I love you" sul monumento simbolo di Roma. Per non parlare dello scivolone, un mese fa, di due turisti brasiliani ubriachi, crollati giù di notte mentre si arrampicavano sulle cancellate dell'anfiteatro. Serve più sorveglianza. E fin qui, tutti d'accordo: 8 custodi e 15 vigilantes al Colosseo, per un' area di 3.357 metri quadrati, sono davvero pochi. Serve più gente. Ma chiunque può diventare angelo custode della cultura italiana? No. E in tanti sono pronti a bocciare la scelta del ministro dei Beni culturali, ovvero: utilizzare anche chi fa il servizio civile per la tutela dei beni artistici e archeologici dell'Italia. Così, al grido "la qualità e la preparazione non si toccano", un gruppo di archeologi e di storici ha dato vita qualche giorno fa al "Plac". Un "patto per il lavoro culturale" che è stato sottoscritto, tra gli altri, da Rita Paris, Adriano La Regina, Tomaso Montanari, Salvatore Settis. E che, spiegano i promotori, «impegna studenti e professori, professionisti, e aspiranti tali, e datori di lavoro, a censurare il ricorso al lavoro gratuito e sottopagato, ai tirocini formativi per coprire le carenze di organico». Intorno al Colosseo si agitano altre proteste. Nate per il riordino delle soprintendenze e la nascita del Parco archeologico del Colosseo. La prima a non sposare la scelta del ministro è la Uil Bact. Ha presentato un esposto alla Corte dei Conti. Sarebbero proprio i conti a non tornare. Il 30 degli introiti sulla vendita totale dei biglietti del Colosseo, come vuole la riforma - si legge nell'esposto - sarebbero «insufficienti a finanziare tutte le attività di conservazione e restauro dell'intero patrimonio archeologico e monumentale di Roma». Visto che già il 100 degli introiti, come è stato fino ad oggi, «è in grado a mala pena di far fronte alla conservazione del patrimonio esistente entro le mura Aureliane». Pure Italia Nostra storce il naso al nuovo riassetto. Sottolinea l'importanza del Centro storico- patrimonio Unesco. E bolla il progetto come «un improbabile recinto per turisti staccato dal resto della città». Anche per Italia Nostra il 30 di incassi da destinare al resto delle bellezze archeologiche è poco. Se è vero «che nel 2016 il ministero, per l'intero centro storico, ha stanziato zero euro».