«ADESSO basta, nei confronti del Colosseo si è scatenato una sorta di accanimento terapeutico». Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte, è spiazzante e provocatorio. Cosa intende dire, professore? «Non ci si può concentrare sul Colosseo dimenticando che ci sono migliaia di monumenti minori che vanno alla malora». Ma il Colosseo è il simbolo di Roma. Attira ogni anno milioni di visitatori. «Il Colosseo non il simbolo né dell'antichità classica né di Roma». Perché sostiene questo? «Perché non bisogna cercare né simboli né icone, ma considerare la capillarità del nostro patrimonio culturale. Basta pensare che va tutto a posto proteggendo il Colosseo. Per il Colosseo, come per Pompei, c'è una specie di ossessione. Il resto d'Italia sta andando a pezzi. C'è un continuo arretramento delle soprintendenze che non sono più in grado di gestire e reggere l'urto del disfacimento dei beni culturali». Ma ciò non toglie che i sorveglianti del Colosseo siano oggettivamente pochi, otto per turno. «E vero, i custodi sono pochi. Ma non bisogna mettersi i paraocchi, ignorando che tutto quanto sta andando in rovina». Lei cosa suggerisce professore? «C'è bisogno di un ritorno di forti investimenti sull'intero patrimonio archeologico. È necessario procedere ad un gran numero di assunzioni. Ora stanno entrando tramite concorso 500 nuovi funzionari, ma ricordiamoci che negli ultimi anni ne abbiamo persi quasi 5.000». Cosa ne pensa del parco archeologico del Colosseo voluto dal ministro Franceschini? «Nutro molta perplessità su quest'ultima separazione, che isola dalle altre aree archeologiche di Roma il Colosseo e i Fori. La trovo concettualmente sbagliata». Perché? «Perché non si può paragonare la zona dei Fori e del Colosseo a Pompei, che è una città morta. Il Colosseo è un pezzo di una città viva. Io me lo immagino come il Central park di Roma, un parco urbano con tanto verde che possa integrare l'area archeologica alla città. Non i patetici giardinetti ai lati di via dei Fori Imperiali. Questa separazione invecenon farà bene né al Colosseo, né all'archeologia né alla cultura italiana».