NON è riuscito a battere il Museo Totò, nella classifica Fai del "Luogo del cuore" più votato dai napoletani. Il portone monumentale di quel piccolo gioiello del Museo Filangieri non ha avuto i 40mila voti del palazzo dove ancora non si è riusciti a dare il via all'omaggio al principe della risata. Ma il Fai della presidente Maria Rosaria de Divitiis è intervenuto con Banca Intesa e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio. E ora l'ingresso del museo di via Duomo torna a risplendere. Di preferenze ne ha prese 5.000 che, comunque, come ha osservato per la soprintendenza Laura Giusti, non sono poche per un monumento che spesso è defilato. Anche perché - non va dimenticato - i tanti anni di chiusura l'hanno messo in disparte. Non è più così ed è sempre aperto grazie al conte Giampaolo Leonetti, ex soprintendente anche del Pio Monte della Misericordia e ora direttore del Filangieri. Era quasi illeggibile, il portone in castagno e noce, tanto da non permettere più di capire addirittura se fosse stato di legno o in altro materiale, ricoperto com'era di un multistrato di vernice, stucco e colla, che debordavano anche sulle borchie in ghisa. Per sei mesi un trabattello montato davanti al portone è stato "abitato" dalle restauratrici Maria Rosaria Di Leo con Graphite srl, Tina De Conso e Teresa Donadio, che sotto la guida di Angela Schiattarella, hanno portato a termine l'impresa. Costata circa 10mila euro, la metà del restauro finanziato dal Fondo per l'ambiente italiano. «Il nostro prossimo obiettivo ha detto Misa de Divitiis - dovrà essere acquisire Villa Livia, un gioiello svelato dalla fiction tv tratta dai "Bastardi di Pizzofalcone"». La villa del Parco Grifeo, di proprietà del Museo Filangieri, è abbandonata, ma Italia Nostra si battè per il vincolo monumentale. Un'altra urgenza è il portone del palazzo di Diomede Carafa di via San Biagio dei Librai, quello della famosa testa di cavallo che avrebbe fatto parte di una scultura di Donatello. Più complicato spesso, però, intervenire per un restauro in caso di beni di proprietà di privati. Rivolge perciò un appello al ministero dei beni culturali Giampaolo Leonetti: «La legge sull'Art Bonus andrebbe modificata perché esclude soggetti giuridici come il nostro museo, ma anche come altre istituzioni, come la fondazione Real Monte Manso di Scala o l'Opera Pia San Giuseppe dei Nudi che da tanti anni svolgono un servizio pubblico. Chi vuole contribuire al restauro di questi tesori non potrà mai usufruire di agevolazioni fiscali ». L'altra metà della quota per il restauro del portale è stata raccolta dall'associazione "Salviamo il Museo Filangieri onlus" capitanata da Piera Leonetti. Il museo risale all'ultimo quarto dell'Ottocento per volere del principe Gaetano Filangieri, che nel quattrocentesco Palazzo Como (sul portone sopravvive lo stemma con luna e stelle) sistemò donandola alla città la sua collezione di dipinti, armi, porcellane e documenti d'archivio, con una biblioteca. Il restauro è terminato da poco tempo, ma ci vorranno altri fondi per adeguare il sito agli standard europei. Esposti anche i disegni acquerellati di Filangieri per il portone: Nadia Barrella, Guido Cabib e Luca Manzo li hanno ritrovati in archivio, si sono rivelati una guida preziosa per il restauro. Per esempio, svelando le bocciardature, cioè i colpi di bulino che creavano un effetto chiaroscuro perso nei decenni a causa delle manutenzioni "poco rispettose".