L'INTERVISTA PARLA IL NEO DIRETTORE DEL PARCO ARCHEOLOGICO FRANCESCO SIRANO IL modello Pompei, promosso dalla commissaria Cretu, è quello al quale vuole ispirare la sua azione il neo-direttore di Ercolano, Francesco Sirano. Il parco archeologico divenuto autonomo grazie alla riforma Franceschini è, assieme ai musei e siti dei Campi Flegrei, è la nuova scommessa dei beni culturali in Campania. «Sirano è un funzionario bravo e preparato - dice a Repubblica il ministro Franceschini - dovrà affrontare un tema importante e proseguire il rapporto con la Fondazione Packard». Sirano è ancora a lavoro nel sito di Cuma e Baia, appena nominato ufficialmente prenderà possesso del nuovo incarico. Dottore Sirano, quando andrà a Ercolano? «Non vedo l'ora di iniziare. Spero di essere tra i primi contratti. So che mi aspetta un compito importante, voglio studiare le carte e la situazione per vedere come migliorare i servizi, avere più custodi: sono 36 al momento su 51 dipendenti. Parlerò con il personale, voglio valorizzare e coinvolgere tutti». Come pensa di muoversi da direttore? «Sono partito dall'esperienza compiuta a Pompei dove ho lavorato per 2 anni e mezzo al Grande progetto. Ho diretto il Piano della conoscenza, occupandomi di attività di monitoraggio e studio che rientrano a pieno nelle nuove competenze di un parco archeologico. Questo mi aiuterà molto: voglio mutuare il metodo di lavoro che ho imparato a Pompei, dove c'era un confronto continuo di idee, con incontri quotidiani tra tutti quelli che si occupavano di un progetto o di un cantiere». Gli scavi di Ercolano non sono in un territorio facile... «Farò riferimento al Comune, all'Herculaneum Conservation Project, alla Soprintendenza Pompei - con la quale condividiamo il sito Unesco - alla Facoltà di Agraria, all'Ente ville vesuviane. Penso a un sito integrato con la città, che diventi uno spazio aperto, in parte frequentabile anche senza pagare il biglietto». A Ercolano trova l'équipe di Packard. Come si muoverà? «Ho già preso contatto con i miei colleghi, hanno fatto un lavoro ottimo. Ci sono molti progetti pronti, che vanno solo aggiornati. Con loro farò fronte nella prima fase al lavoro progettuale che ci attende, in attesa di completare la pianta organica». E il museo targato Renzo Piano? «So quello che ho letto sulla stampa. Riprenderò i contatti. L'idea di esporre qui i reperti che non sono finiti al Mann è buona, poi vedremo dove e come farlo». (a. fe.)