Da subito Vittorio Sgarbi aveva criticato il cantiere e l'allestimento della Carrara. Martedì lo storico d'arte sarà in pinacoteca per un incontro riguardante il patrimonio artistico italiano. Professore, cosa pensa della situazione? «Se avessero fatto quel convegno a un mese dalla riapertura della Carrara sarebbe stato tutto un elogio. Il destino ha voluto diversamente. In termini estetici e di tutela del patrimonio, il museo presupponeva un restauro rigoroso, non di un architetto che si inventa vetrate. Dal primo giorno ho criticato l'intervento, pessimo, come è visibile dal parco di villa Piccinelli stretta tra due orrori: la nuova Università e la copertura del tetto della Carrara. L'allestimento è di rara bruttezza. Il vantaggio è la maggiore esposizione di quadri. Il resto mostra i limiti evidenziati subito. Dissi all'assessore Sartirani di chiamare il bravissimo arredatore Roberto Peregalli. Invece l'allestimento è frigido. Una commissione di museografi ha comandato sul potere politico. Ma se i politici sono illuminati devono fare altro. Visto l'allestimento modesto e i problemi strutturali, mi sembra sia stata un'impresa costosa e oggi discutibile». In vista della riapertura della Barchessa di destra per esposizioni temporanee, che cosa consiglia a Giorgio Gori? «Gli dico di fidarsi di me e di chiamare Peregalli, chiedendo conferma a Fabio Fazio, che gli ha fatto arredare casa sua. Se opta per altri avrà un'esaltazione dell'architetto e una sconfitta della capacità espositiva, che richiede delicatezza e una certa atmosfera. Perduta l'occasione per l'Accademia, si abbia Peregalli almeno per il padiglione». A fine anno si terrà la mostra su Raffaello, che ruoterà attorno al San Sebastiano. «Mi ha già chiamato qualche progettista coinvolto nella mostra, per dei suggerimenti sull'allestimento. Nel 2020 ci sarà un grande affollamento, cadendo il cinquecentesimo della morte di Raffaello, e qualsiasi iniziativa sarà destinata al fallimento. La città idonea è Urbino, poi Firenze, dove sono conservate più opere. Che Bergamo faccia una mostra su un quadro è una mossa intelligente per richiamare gente. E averla pensata un paio di anni prima dell'anniversario garantisce un margine di sicurezza per ricevere prestiti senza entrare in collisione con altre mostre. Però Sanzio c'entra poco con Bergamo. Avrei organizzato una mostra Raffaello-Lotto, agganciando l'esperienza bergamasca del veneziano frutto dell'incontro con Raffaello. Ma se non fanno una buona propaganda la mostra sarà un insuccesso».