E davvero non c'è pace per la Galleria nazionale d'arte moderna e il suo contestatissimo riordinamento voluto dalla direttrice del museo Cristiana Collu: un riallestimento semi-permanente (durerà anni) che ha totalmente azzerato ogni approccio diacronico, ovvero, in poche parole, la storia dell'arte del Novecento. E un riallestimento in forma curatoriale e molto soggettivo, che oltre ad accese critiche, oltre a dimissioni un membro su tre del comitato scientifico del museo oltre alla fuga di funzionari storici del museo, potrebbe ora costare al museo di Valle Giulia anche una serie (tre) di pesanti, anzi pesantissime cause, sempre che davvero partiranno. A intentarle, gli eredi di tre «giganti» diversissimi ma comunque «giganti» della storia dell'arte del XX secolo: Giacomo Balla, Renato Guttuso e Palma Bucarelli, leggendaria predecessora della stessa Collu alla guida della Galleria. Il motivo è presto detto: sia pur in tempi e con modalità diverse, tanto il maestro del Futurismo, quanto l'alfiere del realismo all'italiana e la storica soprintendente (in questo caso lei direttamente) furono soggettooggetto di importanti lasciti e donazioni alla Galleria. Opere regalate allo Stato ma con clausole che, sia pur con sfumature diverse, prevedevano l'esposizione permanente. Non è però andata così con la rivoluzione-Collu: presenza dei Balla e Guttuso oggettivamente assai ridimensionata, e legato Bucarelli ridotto all'osso (Palma lasciò al «suo» museo 58 opere della collezione personale, di cui una decina di grande importanza). Guerra in vista? Sì. Anzi forse. Dopo lettere e proteste indirizzate soprattutto al Ministero guidato da Dario Franceschini (la nomina di Collu è frutto della sua riforma), il fitto lavorio diplomatico di queste ore paia abbia portato a un primo risultato in odor di pentimento e con effetto riparatore: a Valle Giulia si stanno smantellando laboratori nei mezzanini per far posto a qualche opera dei tre lasciti. Basterà? La risposta agli eredi. E, forse, ai loro avvocati.