Per ora la Casa delle Letterature è scomparsa dal web. Non c'è più la sua pagina. Ma presto potrebbe scomparire anche dalla vita culturale cittadina. Se si cercano informazioni sulle attività del centro dedicato alla letteratura italiana e straniera, che organizza lo storico Festival di Massenzio, si viene rimandati alla pagina principale del sito di Roma Capitale dedicato alla Cultura. E null'altro. La prima delle case del sistema culturale romano (di veltroniana memoria) scompare senza una spiegazione. Nata a maggio del 2000, dopo 17 anni di onorato impegno nella vita letteraria cittadina, passa ad altra funzione. Si vocifera che verrà assorbita nel sistema delle Biblioteche romane. Si vocifera, perché dall'assessorato alla Cultura non confermano (ma neanche smentiscono). Nessun atto formale è stato fatto per questo cambiamento, da parte del Comune, ovvero da centro culturale vocato ad arte e letteratura a una delle tante biblioteche cittadine. Sicuramente di valore, ma certo ben altra cosa. Anche se a dire il vero l'affascinante centro culturale all'interno dell'ex-oratorio dei Filippini a piazza dell'Orologio, che tra le molte iniziative organizza da anni il Festival delle Letterature a Massenzio, è già (anche) una biblioteca. Al suo interno ne ha una letteraria realizzata con l'acquisizione del fondo Enzo Siciliano, con 20mila volumi a disposizione dei lettori per lettura e consultazione, e poi dispone della biblioteca del terzo millennio con libri di narrativa, poesia e saggistica edite in prima edizione dal 2000 in poi (con il sito, saltato al momento anche il servizio di prestito online). Entro aprile il Campidoglio si appresta a ridisegnare l'intera vita culturale romana, che non sta certo vivendo uno momento luminoso, con una delibera di giunta che rimodula i servizi di enti e aziende del settore. Per la capogruppo del Pd in Campidoglio Michela Di Biase «le modifiche apportate con la deliberazione di giunta n.126 del 27 dicembre 2016 al sistema gestionale delle aziende e società comunali necessitano di un approfondimento». E spiega: «La delibera è stata adottata senza coinvolgere né le commissioni consiliari competenti né l'Assemblea. Questo il motivo che ci ha indotto a chiedere l'audizione dell'assessore alla cultura nonché vicesindaco Luca Bergamo. La riunione ci permetterà di approfondire gli effetti della delibera quadro che reimposta le modalità e i campi di operatività degli enti culturali di Roma capitale. Si tratta di un atto che incide profondamente su realtà culturali importanti come la Casa del Jazz, il Macro, i teatri di cintura e altre importanti istituzione come biblioteche, Palaexpò, Zètema ecc. Insieme agli altri gruppi di opposizione abbiamo pertanto richiesto la convocazione urgente della Commissione VI Cultura». Con questo atto si rafforza ulteriormente l'azienda speciale Palaexpò, che oltre all'edificio di via Nazionale gestirà la programmazione dell'intero universo Macro: via Nizza, Testaccio e la Pelanda (che da tempo ha perso il suo ruolo di luogo espositivo di qualità dedicato alle arti) e il museo dell'Ara Pacis. Esce dall'egida dell'Azienda Palaexpò la Casa del Jazz, affidata alla Fondazione Musica per Roma. «Temo aggiunge Di Biase che perderà il suo ruolo di istituzione culturale, rischiando di diventare una semplice sala prove della Fondazione. Eppure stava andando molto bene». I teatri di cintura, Villino Corsini, il Globe Theatre perdono la loro autonomia e passano al Teatro di Roma: «Dove invece si poteva far nascere una scuola di teatro, vista la nostra tradizione», conclude Di Biase. Pronta la replica del vicesindaco Luca Bergamo: «Ho chiesto di illustrare in commissione Cultura i principi e gli effetti della delibera di Giunta 126, un provvedimento fortemente innovativo e complesso che prevede il riordino di una parte significativa delle istituzioni culturali capitoline. Mi fa piacere prendere atto che l'opposizione abbia sentito la stessa esigenza».