Una sfida, partita da cinquemila voti e cinquemila euro. E vinta. Il restauro dell'ottocentesco portone ligneo del museo civico Gaetano Filangieri di Napoli, realizzata grazie al Fondo ambiente italiano e Intesa Sanpaolo, è stato completato. L'opera è stata presentata ieri e una nuova sfida, con dibattito, è già dietro l'angolo: opere di questo tipo, salvate dal degrado, meritano di essere musealizzate? Insomma il portone andrebbe sostituito con una copia ed esposto in una galleria? E, sempre per restare nell'ambito delle iniziative del Fai, la Galleria Umberto andrebbe chiusa? Il monumento, più volte vandalizzato, è candidato per diventare il «luogo del cuore» del 2016. Se dovesse imporsi sugli altri ed ottenere contributi per un restauro dovrebbe poi essere custodito dietro alte cancellate? Il tema galleggia nell'atrio della bella galleria di via Duomo che rientra fra i «luoghi del cuore» Fai del 2014. La presidente regionale del Fondo ambiente italiano, Maria Rosaria de Divitiis, ricorda che «questa iniziativa è un segnale di attenzione che sancisce un rapporto di collaborazione e rende ancora più visibile il recupero avviato da qualche anno per questo scrigno di storia e arte che per tanto tempo è stato chiuso e non fruibile». Insomma un lento e faticoso ritorno alla luce. Come ricorda il direttore Gian Paolo Leonetti: «Era difficile finanche immaginare di quale materiale fosse fatto il portone. Era sepolto da strati di cementite e sporcizia». I pannelli di legno di castagno, con inserti in ghisa a forma di fiore quadrilobato, erano coperti da vernice a smalto e stucchi preparatori a base di colle e sintetici che ne alteravano l'aspetto originario. E ora? La domanda la pone Guido Donatone, presidente di Italia Nostra. E per lui c'è una unica soluzione: «Sarebbe il caso di spostare il portone restaurato e sostituirlo con una copia, altrimenti in breve tempo ci ritroveremo al punto di partenza». Una idea che in una città che è il più grande museo a cielo aperto del mondo e in una strada dove sono concentrati secoli di storia fra scavi, palazzi, chiese e gallerie suona come provocatoria e interessante. Irresistibile, ma di difficile attuazione. De Divitiis rilancia, e ricorda che in condizioni difficili versa anche il portone di palazzo Diomede Carafa, di epoca quattrocentesca che si trova lungo il Decumano inferiore. «Probabilmente la maggior parte delle persone che frequentano e abitano quel sito neanche conosce il vero valore di quel portone sottolinea . Ma lo spostamento nel palazzo della sede della soprintendenza archivistica per la Campania potrebbe cambiare molte cose». Insomma il tema slitta ancora un po' avanti e supera il tema della destinazione museale con quello della destinazione d'uso. Perché trovando una soluzione giusta per assecondare la reale vocazione dei singoli siti, potrebbe essere individuato anche un modo per tenerli al centro di processi di manutenzione continua. Al portone del Filangieri i lavori straordinari sono durati sei mesi e hanno previsto la revisione conservativa, oltre alla disinfestazione, sotto la sorveglianza della Soprintendenza archeologica di Napoli. Un restauro che ha preso il via dai disegni originali del principe Gaetano Filangieri, con le indicazioni della finitura e della cromia superficiale originale.