«Non c'è una regola generale. Ma io sono sostanzialmente contraria alla musealizzazione spinta delle opere. Punto più ad una idea di educazione generale dei cittadini, alla fruizione e al rispetto dell'arte». Mirella Barracco, presidente di Napoli 99, non ha alcun dubbio. «Solo opere fragilissime e particolari vanno preservate in un certo modo». Insomma il portone di un museo... «Direi di lasciarlo dove si trova e di lavorare su una idea di promozione della cultura che faccia sentire la città parte del suo patrimonio». Alcuni casi però ci sono. La statua equestre di Marco Aurelio a Roma è stata duplicata, «Il Marco Aurelio è l'unica statua equestre di epoca classica giunta integra all'epoca contemporanea. Una copia è nella piazza del Campidoglio, l'originale in un museo. Un caso specifico. Ma non deve fare scuola per tutti gli altri». Lei cosa pensa di eventuali cancelli all'ingresso della Galleria Umberto? «Sono contraria. Qui più che mai torna il tema dell'educazione dei fruitori del bene. Attenzione, manutenzione e controllo sono i punti cardine della conservazione di un bene. Il gran dibattito che si fa sulla chiusura di Trinità dei Monti o della fontana della Barcaccia a Roma non mi appassiona. Io sono tendenzialmente per lasciare tutto com'è. Qui non stiamo parlando dei Bronzi di Riace o di Donatello, ma di monumenti, luoghi e opere concepiti per una fruizione collettiva, educata e partecipe». L'arco di trionfo di Castel Nuovo, restaurato dalla Fondazione Napoli 99, è stato però vittima di molti vandalici. «Assolutamente. E per questo motivo noi pensiamo sia necessario, a quasi trenta anni di distanza, ricordare quel grande momento di partecipazione civica per ragionare sull'importanza della conservazione programmata dei beni culturali e della loro tutela per le generazioni future. Una conservazione che deve diventare parte ineliminabile del nostro sistema di tutela dei beni culturali».