La spianata di calcestre davanti al Castello vince un premio ma fa discutere. Sono in molti, tra gli addetti ai lavori, a dire che è un «deja-vu». E nel circuito dei blog salta fuori il precedente. Neppure tanto lontano nel tempo. Se è vero che l'installazione ha lasciato tracce ancora oggi visibili proprio davanti alla reggia degli Sforza. Tre anni fa, a proporre il bianco calcestre per abbellire temporaneamente piazza Castello, pedonalizzata per il semestre di Expo 2015, era stato lo studio milanese degli architetti Pierluigi Salvadeo e Stefano Guidarini con Marco Lampugnani. Lo studio era stato allora selezionato da Triennale. Ma la scelta del calcestre aveva suscitato non poche polemiche tanto che Guidarini oggi ricorda: «Siamo stati azzannati da colleghi, dai cittadini, dai comitati dei residenti». Il progetto vincitore era stato addirittura contestato nelle varie fasi di Atelier Castello, i laboratori estivi durante i quali gli 11 studi di architetti si erano confrontati con la città. Il progetto per il nuovo volto provvisorio di piazza Castello era andato benino per numero di voti nel referendum online, ma leggendo in dettaglio i giudizi si era poi scoperto che ai milanesi non era piaciuto affatto.Poi, ma semplicemente per ragioni di fondi (il budget per la sistemazione provvisoria non doveva superare i 200 mila euro), la spianata di ghiaia era stata abolita e al suo posto erano stati posizionati dei grandi cerchi in gommina antisdrucciolo che qualcuno aveva ironicamente ribattezzato «disgelo». Salvadeo e Guidarini hanno partecipato anche al recente concorso di idee promosso dal Comune per la futura e definitiva sistemazione della piazza e di Foro Buonaparte e si sono piazzati tra i dieci finalisti. L'architetto Guidarini spiega: «Quando, sabato scorso, abbiamo visto il progetto vincitore ci siamo detti: favoloso. Allora due anni fa l'avevamo indovinata. Ma poi ci siamo chiesti cos'è cambiato, com'è possibile che nell'arco di neppure tre anni il calcestre che suscitava tanto orrore possa essere addirittura celebrato». Scrivono i due architetti in un lettera al Corriere : «Ci chiediamo come sia possibile che Milano abbia la memoria così corta. Il progetto vincitore del concorso non è certo un'idea originale. Richiama in maniera evidente nevicata14. Non occorre certo essere esperti di architettura per accorgersene. Noi dello studio stiamo ricevendo da giorni, con un certo imbarazzo telefonate, e-mail ed sms da amici e colleghi che si complimentano con noi, convinti che quello vincitore sia il nostro progetto. È un paradosso». Il progetto nevicata14 era stato commissionato dalla Triennale e prevedeva la stesura di un manto di calcestre (lo stesso dei vialetti del Parco Sempione) che scatenò polemiche. E fu abbandonato per motivi economici, tecnici e di sicurezza. «Siamo molto stupiti che nessuno si sia ricordato di questa vicenda concludono e che nessuno abbia avuto il coraggio di affermare una cosa tanto evidente». Lo studio ha partecipato al bando, anonimo, ed è stato selezionato nella short list di 10 studi. «Siamo arrivati ultimi conclude l'architetto . Io e Stefano abbiamo discusso molto sul progetto a cui lavorare. Avevamo anche pensato di rielaborare il lavoro precedente ma eravamo i soli a non poterlo fare. E francamente, se fossi stato nella giuria, avrei dato il mio voto al progetto che ha vinto». Reazioni arrivano anche dall'opposizione a Palazzo Marino: «Qui si dimostra che la toppa è peggio del buco. Il traffico congestionato dice il consigliere comunale Fabrizio De Pasquale (FI) , il concorso popolare ribaltato e quello di architettura copiato sono frutto di una decisione affrettata e non ponderata».