È curioso immaginare il confronto lo suppongo silenzioso e in solitudine tra un narcotrafficante e i due Van Gogh trafugati quattordici anni fa in Olanda. Avrà anch'egli provato, attraverso i colori della Spiaggia di Sheveningen e della Chiesa di Nuenen, un abbandono estetico, un'inappagabile e fino ad allora sconosciuta esperienza sensuale? Lo spero per lui. E per noi: potrebbe questo farci sperare che sopravvive, sempre, un barlume di umanità. E qualora abbia provato a se stesso la sua residua umanità, come immaginare, allora, di riservare solo a sé una tale bellezza, in una logica distorta ed egoistica di fruizione ad personam di capolavori assoluti del genio e della creatività umana? Come si può pensare di non avere qualcuno con cui condividere sentimenti, bellezza emozioni? Eppure, si può. Fortunatamente le indagini di Procura e forze dell'ordine hanno consentito il recupero delle due tele straordinarie. Un'ulteriore conferma della forza del sistema Italia nella lotta al traffico illecito delle opere d'arte. Proprio in forza di quanto premesso, la temporanea esposizione dei due quadri a Capodimonte, prima della restituzione al museo di Amsterdam, è un evento che acquista immediatamente un valore simbolico. Un fatto che ci spinge a riflettere e a sperare. Gli austeri ambienti di una questura o gli spartani spazi di una dogana, ci avrebbero consentito di sottolineare meglio l'impegno, la pazienza e la professionalità delle forze dell'ordine e degli inquirenti? Non credo. Qui, andando oltre la cronaca, si intende lanciare un messaggio. Proprio perciò ritengo che la scelta del Museo di Capodimonte per riconsegnare i capolavori di Van Gogh sia una intelligente opzione di condivisione, di accoglienza, di partecipazione alla bellezza. È la scelta di uno spazio della nostra storia, della nostra civiltà, della nostra città. È l'enfatizzazione di una scelta di campo, in grado di coniugare bellezza e legalità. L'autore è sottosegretario di Stato al ministero dei Beni culturali