Atterrato ieri da Kiev: è già in cella. Il pm: «Una figura chiave» VERONA. Nel mandato di cattura internazionale il pm Gennaro Ottaviano lo definisce «una delle prime figure ad emergere nella propria centralità nella rapina dei 17 quadri di Castelvecchio». A poco più di un anno dal saccheggio dei capolavori al museo del 19 novembre 2015 e dopo un complesso lavoro di cooperazione internazionale condotto dallo Scip-Interpol, della Direzione centrale Polizia criminale e dai colleghi esteri, è stata concessa dall'Ucraina l'estradizione di Roman Tiganciuc, ritenuto dagli inquirenti il braccio destro di Vasile Mihailov, il boss della banda del «furto del secolo». Ricercato per rapina pluriaggravata e sequestro di persona aggravato in concorso, il moldavo è arrivato da Kiev ieri pomeriggio, scortato da personale dello Scip-Interpol, all'aeroporto di Milano Malpensa dove sono state messe a punto le formalità dell'arresto sul territorio nazionale presso l'Ufficio di Polizia di frontiera aerea. Immediatamente dopo è stato rinchiuso in carcere. Il suo destino giudiziario è praticamente già scritto: nei suoi confronti così come per altri 9 suoi presunti complici risulta già in corso un'inchiesta-bis.Altri dieci indagati,compreso Tiganciuc, tutti sospettati dal pm Ottaviano di aver a vario titolo partecipato al colpo milionario. Ciascuno di loro risulta di nazionalità moldava: da Mihailov a Igor Creciun, da Tiganciuc a Cornel Vasilita, senza tralasciare Anatolie Burlac senior, Pavel Vasilachi, Vasile Cheptene, Adrian Damaschin, Vitalii Voznyi, Natalia Tesmann.Tra loro, 3 risultano ai domiciliari in Moldavia dove ora risultano sotto processo dopo che la procura scaligera ad aprile 2016 aveva inviato i fascicoli, tradotti, ai colleghi dell'Est Europa perché per procedere nei confronti di un cittadino straniero all'estero è necessaria la richiesta da parte del Ministero italiano. Il processo viene dunque dato per imminente per Mihailov (che materialmente si occupò del trasferimento delle tele da Verona a Brescia e quindi oltre frontiera), Creciun e Vasilachi (considerati coloro che staccarono i quadri dalle pareti di Castelvecchio, mentre Mihailov rimase a fornire supporto all'esterno del museo). Ancora latitanti invece Burlac sr e Vasilita , mentre Tiganciuc, il solo per cui è stata concessa l'estradizione, si trovava da alcuni mesi agli arresti a Kiev. Invece verrà processato all'ex Mastino: la sera della rapina a Castelvecchio, si legge nell'ordinanza di cattura, «Mihailov e Tiganciuc risultano costantemente in contatto....all'uscita dei rapinatori da Castelvecchio Tiganciuc si trova a Brescia e contatta Mihailov che invece aggancia la cella a Verona, Corso Porta Nuova. La durata della conversazione, circa 8 minuti, l'orario in cui si verifica, cioè proprio nel mentre i rapinatori stanno lasciando il museo a bordo della Lancia Phedra, evidenzia il pieno coinvolgimento di Tiganciuc, il quale evidentemente ha il ruolo di gestire le operazioni su Brescia nel momento in cui arriverà la "batteria" e la refurtiva».Così, «Tiganciuc restando in contatto con Mihailov sio garantiva la possibilità di essere informato in tempo reale su eventuali criticità della rapina». Dunque, sentenzia il pm, «la sua correità risulta assodata».