LA sezione catanese del Museo Egizio si farà. L'intesa quadro per sancire la nascita di una costola siciliana sarà firmata il 10 marzo a Torino in occasione dell'inaugurazione della mostra su Ernesto Schiaparelli. Ieri la riunione decisiva. La Presidente della Fondazione Evelina Christillin e il direttore Christian Greco hanno incontrato, con la soprintendente Luisa Papotti, il sindaco di Catania Enzo Bianco e l'assessore alla Cultura Orazio Licandro per la definizione dell'accordo di massima e delle prossime tappe che consentiranno l'apertura di una sezione del museo nella città etnea. È stato scelto il Convento dei Crociferi come sede dell'Egizio bis. Uno spazio rinnovato di oltre mille metri quadri. E si è ipotizzato già un primo aperitivo per rendere concreto, fin dal 2017, il ponte tra Torino e Catania. La mostra su Schiaparelli, a settembre, si trasferirà a più di mille chilometri. Esposizione che farà da apripista alla collezione catanese permanente realizzata con i reperti torinesi. «Il Ministero sostiene fortemente l'iniziativa della città di Catania», sottolinea la Soprintendente Luisa Papotti. E aggiunge: «Poiché offre l'opportunità di veicolare un modello culturale e gestionale di successo». Il sindaco di Catania Enzo Bianco spiega che «si tratta del primo caso italiano di collaborazione fra una grande museo internazionale e una città che punta sulla valorizzazione dei beni culturali come volano di sviluppo e di cambiamento». La Città siciliana ha ottenuto, grazie al Patto per Catania firmato con il governo Renzi, 2,6 milioni su questo progetto. La Fondazione e il Comune di Catania, in accordo con il ministero, vogliono valorizzare una selezione di reperti ora custoditi nei depositi di via Accademia delle Scienze mettendoli in dialogo con alcune collezioni ellenistiche presenti in Sicilia. Il concept scientifico-culturale sarà messo a punto da Torino, mentre tutta la parte gestionale sarà in capo all'amministrazione catanese. I pezzi che andranno in Sicilia saranno scelti dal tandem Papotti- Greco. Il direttore del Museo, sottolinea che «la mostra rappresenta un ponte tra due culture, su due sponde diverse dello stesso mare Mediterraneo: quella siciliana e quella egiziana. Culture che dialogavano tra loro sin dall'epoca tolemaica. Un modo per riallacciare i fili di un passato ricco di storia e di testimonianze ». Regista dell'operazione la presidente Christillin che con il primo cittadino Bianco ha creduto nella bontà dell'idea, avanzata dal sindaco di Catania, fino ad arrivare all'intesa (quasi) definitiva. Bianco ha avuto l'intuizione soffermandosi su una brochure che pubblicizzava lo sdoppiamento del Louvre di Parigi con l'apertura della succursale a Lens. Una formula che per lui poteva essere replicata, tra Torino e Catania, proprio sull'Egizio. Poi il confronto con la vulcanica presidente Christillin e con l'attento ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini. Entrambi hanno subito trovato la suggestione interessante, sposandola in pieno. «Siamo molto soddisfatti - dice Christillin - perché questo accordo ci consente di proseguire un percorso di diplomazia culturale iniziato a Torino con progetti di inclusione sociale che a Catania e in tutta la Sicilia potranno coinvolgere nuovi pubblici e diffondere i legami tra i popoli e le culture del Mediterraneo». Ora la parola passa ai tecnici e ai legali per dedinire l'accordo quadro da un punto di vista pratico. Il ponte tra le due Città, ad un livello politico ed istituzionale, è stato lanciato. Il 10 marzo la firma definitiva.