RITORNIAMO sulla vicenda del cedro del Libano decapitato dai barbari a Largo Giusso: indice e simbolo del degrado e delle condizioni di insicurezza e invivibilità del centro storico. Perché l'ondata dei turisti che lo hanno affollato nel periodo natalizio non può essere considerata come indice di rinascita. La realtà su cui si deve riflettere per trarne valutazioni reali e conseguenze responsabili è quella successiva, spente le luci del Natale, della vita quotidiana in cui si trovano i cittadini che lo abitano, lo frequentano e gli operatori che vi svolgono attività commerciali e culturali. La esprimono, quella realtà, la desolazione che sopraggiunge la sera quando quelle attività chiudono i battenti, il velo che si apre sui tanti luoghi e siti monumentali chiusi e in attesa da lunghi anni di restauri, il ripetersi costante e diffuso di violenze, aggressioni, rapine che leggiamo sui giornali o apprendiamo dalle testimonianze che ci vengono date. Prioritario è un lavoro dalle fondamenta, intese come la struttura monumentale e dell'habitat da cui è composto il centro storico: poiché l'azione di restauro di edifici monumentali e abitativi è urgente, ma è anche segno tangibile della presenza delle istituzioni pubbliche nel territorio, di cura, interesse e vigilanza. Gli interventi che sono stati annunciati dal sindaco in risposta alla domanda che gli ho posto su repubblica. it, devono riscuotere fiducia nella loro realizzazione: dopo la delusione recente di fondi assegnati e opere non compiute. E la notizia riportata da Repubblica Napoli è oggi di rilievo: "Decumani nuovo look, cantieri per 35 strade. Tra un mese si parte". Il grande progetto Unesco del 2013 avrà un primo significativo avvio: gli interventi di restyling degli spazi urbani riguardano le principali strade e piazze del centro antico e sono assi e nodi di connessione tra i monumenti del sito Unesco anch'essi presenti nel progetto. Seppure col ritardo dei lavori pubblici, rispetto alla previsione di inizio nel 2015, va accolta con sollievo la conclusione delle gare con le imprese aggiudicatarie e la prossima firma dei contratti col Comune. Si tratta di un ampio intervento sull'antico tessuto urbano, viario e monumentale, di riqualificazione e restauro. Ma soprattutto va sottolineata la ripresa del progetto Unesco e la presenza sul territorio delle istituzioni pubbliche coinvolte: dal Comune alla Regione e Soprintendenza. Un segnale che avrà ricadute positive sulla cittadinanza che da tempo lamenta lo stato di abbandono e la mancanza di interlocutori con i quali confrontarsi. Il silenzio in cui sono cadute le tante denunce di abusivismi in questo come in altri quartieri della città, di irregolarità e di autorizzazioni per attività non consone ai luoghi che le ospitano, al loro decoro e storicità, ha generato sfiducia e senso di impotenza. In tal senso si auspica che l'avvio dei lavori sia preceduto da una ampia comunicazione pubblica sui progetti e interventi che verranno attuati, con i loro tempi e modalità. Ma anche che si riapra il dialogo dei cittadini con le istituzioni che li rappresentano, e con quelle preposte alla tutela e vigilanza dei beni monumentali, architettonici, artistici e storici. Sarà un contributo, il nostro auspicio, alla migliore realizzazione degli interventi e al loro radicamento nel tessuto umano e civile della città antica: nel nome dell'organismo internazionale che sugella il progetto, l'Unesco, e nel 1995 ha dichiarato il centro storico di Napoli patrimonio dell'umanità. Con una motivazione di principii che vanno richiamati: «Si tratta di una delle più antiche città d'Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa». Non mancheranno le voci delle associazioni culturali e ambientaliste che da anni dedicano a quei principii il loro impegno, dall'Assise di Palazzo Marigliano fondata da Gerardo Marotta e Antonio Iannello, a Italia Nostra, il Fai Campania, l'Adsi, Napoli 99; degli intellettuali che intendono il loro compito e competenze al servizio della comunità. E le accoglieremo in un incontro alla libreria Ubik di via Benedetto Croce, uno dei presidi culturali del centro storico: per riprendere il dibattito "Piani paesistici, urbanistici e per il centro storico di Napoli" del maggio 2011 rimasto aperto a nuovi possibili sviluppi di confronto. Ma anche per dare testimonianza sull'episodio che abbiamo richiamato in apertura sul quale si riaccende una luce di speranza per il futuro di vivibilità e sicurezza del centro antico. Perché la storia del cedro del Libano non si è conclusa con la decapitazione ma con la rinascita, nella decisione annunciata sabato per iniziativa della comunità di quartiere, in un nuovo esemplare analogo che verrà ripiantato nella sua aiuola. E che si è proposto di intitolare alla memoria di Gerardo Marotta: come segno tangibile dell'affetto dei suoi concittadini e in omaggio alle battaglie da lui condotte di guardiano della città, in continuità con l'opera sua.