CON i suoi 382.933 visitatori totalizzati nel 2016, il parco archeologico di Paestum si pone al sedicesimo posto della classifica dei musei visitati dagli italiani, numero in aumento rispetto all'anno precedente. Ma nell'antichità la storia e l'arte della Magna Grecia avevano il ruolo rilevante che hanno oggi nel turismo italiano oppure si trattava di una regione marginale? Il ritrovamento della Tomba del Tuffatore nel 1968 da parte dell'allora soprintendente Mario Napoli mette in discussione il ruolo di colonia dell'antica città cara a Poseidone, lasciando spazio per l'ipotesi di legami con l'Etruria o altre parti dell'Italia non greca. La nuova campagna di scavo costantemente documentata da Repubblica Tv e condotta dagli archeologi Francesca Luongo e Francesco Uliano Scelza, sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel, ha puntato a dare una risposta a questa domanda e a chiarire che ruolo avesse Paestum nella Magna Grecia. L'obiettivo della ricerca è stato quello di indagare l'abitato greco e lucano databile tra VI e IV secolo avanti Cristo, sepolto sotto il successivo insediamento romano, indagando all'interno di una domus alle spalle del Tempio di Nettuno. Con il proseguire degli scavi, sotto del livello romano e dell'abitazione greca di VI- V secolo avanti Cristo, sono emerse elementi ancora più antichi, alcuni databili anche al VII-VI secolo avanti Cristo. La presentazione ufficiale dei risultati di questi scavi è in programma venerdì 3 febbraio a partire dalle 17 al museo di Paestum, con le relazioni di Gabriel Zuchtriegel, diretto degli scavi di Paestum, e degli archeologi Luongo e Scelza. Seguirà una tavola rotonda tra Enzo Lippolis (docente alla Sapienza di Roma), Massimo Osanna (direttore della Soprintendenza Pompei), Angela Pontrandolfo (docente all'università di Salerno) e Chiara Portale (docente all'università di Palermo).