MAI come in questi giorni si avverte il senso dell'assenza di un luogo in cui confrontare idee, progetti. Di una politica, intesa come idea di evoluzione e di sviluppo di un'identità cittadina, che si possa ritrovare in cose concrete che avvengano con puntualità, in progetti che si realizzino e che abbiano un senso per chi ci vive. E che vadano aldilà della cosiddetta ordinaria amministrazione. Quello che contraddistingue il sistema bibliotecario cittadino, infatti, non è solo la sua situazione patrimoniale o il progressivo venir meno dei contributi comunali (tra questi sono da inserire, ovviamente, anche le spese per gli investimenti e la totale assenza di programmazione per far fronte ad un organico di un personale sempre più esiguo). Quello che più colpisce è la totale assenza di un progetto. Eppure non è difficile vedere in quale direzione occorrerebbe operare per rafforzare strutturalmente la rete delle biblioteche, puntando sul loro rinnovamento. Innanzitutto riunificare le biblioteche a livello di area metropolitana. La Città Metropolitana, a Roma come in molte città italiane, è già una realtà nei fatti: il flusso delle relazioni, gli spostamenti, i rapporti di studio e di lavoro si tengono ormai su un'area vasta, cui deve corrispondere un'organizzazione dei servizi alla stessa scala. Una fusione almeno della rete cittadina e di quella dei Castelli Romani sarebbe una prima risposta alle esigenze di un bacino d'utenza in continua espansione. E poi rinsaldare i rapporti, troppo sporadici, tra le biblioteche pubbliche e quelle universitarie per una infrastruttura forte al servizio della conoscenza e della ricerca, e, ancora, legare in un progetto comune le biblioteche e le scuole (a Roma esiste il progetto pilota dei Bibliopoint utile per sviluppare questo programma). Costruire connessioni, quindi, rafforzare quelle esistenti, ma soprattutto puntare sulla cooperazione tra le scuole, favorire la formazione di una rete tra le librerie (a Torino, per fare un esempio, le librerie che stabilmente cooperano, presentano e realizzano progetti con il Comune sono una settantina), invitare i tanti editori indipendenti romani a mettere a sistema le azioni di promozione a livello cittadino che svolgono tutto l'anno. LA Biblioteca di "Collina della Pace" è l'ultima nata, ma non per questo la "minore", del sistema bibliotecario romano. Si trova in zona Borghesiana- Finocchio, sulla via Casilina, nove chilometri oltre il Raccordo, presso la fermata "Bolognetta" della metro C. Nasce dalla ristrutturazione di alcuni casali agricoli, all'interno del Parco "Peppino Impastato", sorto su terreni confiscati alla mafia dopo l'abbattimento di un ecomostro edilizio. Alla Collina della Pace si parla di poesia, ma si leggono anche fumetti e storie illustrate e si ascolta musica, si discute della periferia e dei suoi problemi, in un via vai continuo di gente di ogni età, con progetti che coinvolgono bambini, ragazzi ed anziani e appuntamenti che testimoniano di una stupefacente vivacità culturale cui tutta la borgata partecipa. Di biblioteche come questa a Roma in realtà ce ne sono tante e quasi tutte in periferia e ogni volta, come scrive Marco Lodoli, grazie alla loro presenza è come se la lettura cambiasse il paesaggio. La cosa incredibile è che ogni volta devono lottare per sopravvivere. A pesare sulla vita delle biblioteche romane è sicuramente la loro situazione finanziaria, ma non solo. Certo, se verranno confermate le cifre del Bilancio 2017, il sistema delle Biblioteche di Roma vedrebbe una diminuzione di 500 mila euro sul proprio bilancio: nel previsionale si passa da 18,5 dello scorso anno a 18 milioni di euro quest'anno. P.S. Esiste un progetto "Roma che legge".Nel 2016 è stata promossa dal Forum del Libro una iniziativa, "Roma che legge", che partendo dal basso e, soprattutto dalle scuole e dalle biblioteche, ha portato alla fine di febbraio quasi 100 insegnanti e bibliotecari a ritrovarsi per sei appuntamenti nelle aule dell'università di Roma Tre, per ragionare insieme sull'importanza della promozione e dell'educazione della lettura a scuola e nella città. Dagli incontri romani è emersa l'idea di costruire insieme una "Settimana della lettura" nelle scuole e di programmare per il 23 aprile una giornata cittadina dove i libri e la lettura hanno conquistato spazi e visibilità in tutta la città. Vi hanno partecipato circa 200 soggetti pubblici e privati tra scuole, biblioteche, circoli di lettura, associazioni culturali, ambasciate e istituti culturali italiani e stranieri, librerie, case editrici, cinema e teatri, esercizi commerciali. Quest'anno si replica e probabilmente il numero crescerà ancora. Sarebbe cosa buona se tali sforzi avessero dalla loro parte anche l'Assessorato alla crescita culturale.
la Repubblica
31 Gennaio 2017
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GI
Giuseppe Laterza
la Repubblica
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Bene culturale
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