ROMA Due crolli non collegati investono le vestigia della Roma classica: gli scavi di Pompei e le Mura Aureliane della Capitale. In Campania il danno è più contenuto: si tratta di una porzione di muro di 1,5 metri quadrati vicino una domus chiusa al pubblico, quella del Citarista, chiamata così perché al suo interno è stata trovata una statua di Apollo con la cetra. Un cedimento che investe una parte del muro non affrescata. La zona in cui si trova la casa, denominata Regio I, deve ancora essere restaurata per via di un ricorso al Tar da parte di un'azienda che aveva partecipato al bando per l'assegnazione dei lavori. Proprio per questo il soprintendente Massimo Osanna ha definito l'episodio «fisiologico», scatenando ira e ironia di alcuni utenti dei social network. Più importante, invece, è stato il crollo che ha riguardato le Mura Aureliane a Roma, dove sono venuti giù 10 metri quadrati di superficie. La zona è quella di viale del Policlinico, di fronte al ministero dei Trasporti. Si tratta di un'area già lesionata e restaurata in passato. Secondo le autorità la causa del crollo sarebbe da attribuire alle recenti scosse di terremoto in centro Italia, che sono state avvertite anche nella Capitale. Vari cedimenti nella storia hanno interessato le mura costruite dall'imperatore Aureliano nel III secolo dopo Cristo, per difendere la città eterna dalle invasioni barbariche. Il più importante dei tempi recenti è quello del 15 aprile 2001: in seguito ad un violento acquazzone si staccò una porzione di muro lunga venti metri e alta sei. Le polemiche più furiose, però, riguardano gli scavi di Pompei, flagellati da crolli importanti negli ultimi anni e da polemiche infinite sulle operazioni di restauro. Soltanto mercoledì, infatti, i sindacati Flp e Unsa avevano denunciato ai carabinieri il soprintendente Massimo Osanna, accusato di tenere nei confronti dei lavoratori «comportamenti anomali che il sindacato non può più tollerare» tra cui «l'utilizzo di personale di supporto, non preparato per la vigilanza del sito che mette a rischio la sicurezza del grande patrimonio archeologico protetto dall' Unesco». Il «personale non preparato» sarebbe quello della società Ales che ha sostituito i custodi dell'area archeologica durante un'assemblea sindacale. «Considerata la generale situazione di disagio determinata da una assemblea che viene richiesta nelle ore di apertura al pubblico - ha spiegato la soprintendenza -, quantunque l'amministrazione suggerisca il differimento della stessa negli orari di chiusura, qualsiasi polemica al riguardo appare assolutamente tendenziosa e strumentale».