Ci apriamo all'esterno, al meglio del mondo della cultura nazionale e internazionale. Crocetta annuncia la riforma sui beni culturali dell'Isola, con la possibilità di nominare esterni alla guida dei grandi parchi archeologici di Agrigento, Selinunte e Segesta. Ma questo è solo un primo passo: «Voglio estendere questa possibilità anche ai poli museali». Una riforma però a costo zero. Dal 2013 al 2016 il fondo per gli investimenti nei siti è passato da 3,5 milioni ad appena 1,2 milioni. Risultato? Piove dentro il Paolo Orsi e per tutti i siti della provincia di Catania la dirigente ha a disposizione appena 4 mila euro: «Non ci compro nemmeno la carta igienica», dice. La riforma annunciata dal governatore Crocetta: possibile nominare esterni alla guida dei grandi parchi archeologici di Agrigento, Selinunte e Segesta. Ma intanto mancano anche i fondi per la carta igienica «Ci apriamo all'esterno, al meglio del mondo della cultura nazionale e internazionale, seguendo il percorso avviato dalla riforma Franceschini». Il governatore Rosario Crocetta annuncia una riforma sui beni culturali dell'Isola, con la possibilità di nominare esterni alla guida dei grandi parchi archeologici di Agrigento, Selinunte e Segesta. Ma questo è solo un primo passo: «Voglio estendere questa possibilità anche ai poli museali, intanto partiamo con i parchi», dice il presidente della Regione. Una riforma però, come spesso accade nell'Isola, a costo zero, con i sindacati che lamentano tagli continui al settore, a partire dall'ordinaria amministrazione. Dal 2013 al 2016 il fondo per gli investimenti nei siti siciliani è passato da 3,5 milioni, cifra comunque bassa, ad appena 1,2 milioni di euro. Risultato? «Vi pare normale che per il polo museale della provincia di Catania, che comprende il teatro antico della città ma anche musei e aree archeologiche di pregio, da Adrano a Caltagirone, abbia per spese di funzionamento appena 4mila euro?», attacca la dirigente Maria Costanza Lentini. Insomma, una riforma che, senza veri investimenti, rischia di non servire a molto. Il governatore comunque vuole applicare nell'Isola la riforma Franceschini. Ma con quali soldi saranno pagati i manager esterni? Come saranno selezionati? Che autonomia avranno? «Abbiamo approvato in giunta una norma molto dettagliata e l'abbiamo inserita nella Finanziaria appena inviata all'Ars», dice Crocetta. La norma prevede che si possa conferire «l'incarico di guida dei parchi archeologici con procedure di selezione pubblica, per una durata da tre a cinque anni, a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali e in possesso di documentata esperienza di elevato livello nella gestione di istituti e luoghi della cultura». Il compenso sarà «quello stabilito dalla legge Franceschini », assicura il governatore: «Il tetto sarà pari a 240mila euro l'anno, e le risorse saranno prelevate dalle entrate dei parchi», continua Crocetta, intenzionato a estendere le nomine esterne anche ai poli museali: «Ma prima ne devo parlare con l'assessore Carlo Vermiglio », aggiunge. La norma è stata approvata in giunta, ma l'assessore era assente. E in piazza Croci nessuno vuole commentare una scelta che, evidentemente, è stata voluta fortemente dal governatore. Al momento la riforma riguarderà i parchi autonomi, che sono solo tre: Agrigento, Segesta e Selinunte. A breve sarà istituito anche il parco di Naxos, che comprenderà l'area di Taormina. In questi siti gli incassi dei biglietti vengono trattenuti in sede e non girati alla Regione. Quindi c'è una certa autonomia di spesa per «il miglioramento dei siti». Il problema comunque è che i beni siciliani incassano ogni anno circa 20,5 milioni (dati 2015): tutti i gioielli della Sicilia messi insieme, dalla Valle dei templi al parco archeologico di Selinunte, tra i più grandi del Mediterraneo, incassano meno del sito di Pompei in Campania, che ha sfiorato i 26 milioni di euro di entrate. Insomma, i beni dell'Isola sono poco valorizzati. Il problema è che la Regione paga una valanga di stipendi, con un esercito di dirigenti, molti dei quali agronomi, che riempiono i musei. Agli Uffizi c'è un solo dirigente, invece ad Aidone, dove è ospitata la Dea di Morgantina, ce ne sono tre. Così per la manutenzione dei beni e gli investimenti rimangono pochi spiccioli. Nel bilancio 2016 sono stati stanziati appena 1,2 milioni di euro e in questi primi mesi del 2017, in attesa del bilancio definitivo, la spesa è pressoché azzerata. Così al museo Paolo Orsi di Siracusa, uno dei più importanti del Sud, piove dai tetti, perfino accanto alla Venere Landolina, che si specchia in una pozza d'acqua. «Per tutta la provincia di Catania ho 4mila euro, cifra che non basta nemmeno per cambiare le lampadine o comprare la carta igienica», dice la dirigente Lentini. Carta igienica, che insieme con brochure e manifesti, manca in molti altri siti. Tutti i musei non hanno fondi per avviare alcuna attività o mostra, e tutti i direttori lamentano la mancanza di fondi per le cose più semplici: «Molti siti sono senza riscaldamento, e tutti i siti possono solo ricevere telefonate perché l'assessorato tarda da tempo nei pagamenti ai gestori», dicono molti custodi, da Trapani a Enna. Una situazione disastrosa. Al di là di una riforma che apre a nuove professionalità, rimane una domanda: quando la Regione tornerà davvero a investire nei siti non solo per pagare stipendi?
la Repubblica
28 Gennaio 2017
SICILIA - Parchi e musei Regione a caccia di supermanager
AN
Antonio Fraschilla
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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