«Lei vuole sapere che cosa sta succedendo a Pompei? Posso risponderle in poche parole: hanno provato a ricattarmi, ma io non cedo a questo tipo di pressioni, altrimenti dovrei cambiare lavoro...»: Massimo Osanna, soprintendente degli scavi più famosi e più picareschi del mondo, racconta la sua verità nel giorno in cui è stato perfino denunciato ai carabinieri per avere consentito l'apertura del sito nonostante un'assemblea sindacale. E quale sarebbe il ricatto? «Due piccoli sindacati autonomi hanno provato a dirmi: o fai quello che ti diciamo noi, o ti chiudiamo gli scavi. Non hanno gradito un mio ordine di servizio con il quale ho accorpato due uffici, a Oplonti e Boscoreale. In uno l'impiegato addetto era spesso assente, e le pratiche marcivano, nell'altro l'impiegato lavorava regolarmente. Adesso che l'ufficio è unico, tutto funziona bene». Non capisco perché questo dovrebbe dare fastidio a qualcuno. «Forse per il fatto che il dipendente, che adesso ha la responsabilità dei due uffici, è iscritto alla Uil». Mi sembra davvero parva materia per un'assemblea. «Infatti: all'assemblea hanno partecipato in 14, e io con 9 custodi regolarmente in servizio, e 2 funzionari, sulle 23 persone previste in un turno, ho potuto tenere aperti gli scavi, salvo le zone dove non era garantita la sicurezza». Lo ha fatto, però, utilizzando personale esterno e non qualificato per la guardiania. «Falso. Si tratta di lavoratori di una società del ministero, l'Ales, che già da tempo svolgono a Pompei l'attività di vigilanza. E sono molto preparati: parlano le lingue, hanno una laurea, sanno dare qualsiasi tipo di risposta ai turisti». I sindacati dicono che comunque i custodi a Pompei, specie dopo i restauri e con tanti lavori ancora in corso, sono diventati pochi. «Sbagliano indirizzo: le mie competenze si fermano agli organici del personale, che sono fatti e gestiti dal ministero». Ma il problema della mancanza di custodi esiste o no? «Posso dirle che oggi ne abbiamo in organico 149, la metà rispetto a dieci anni fa, quando erano sicuramente troppi. Intanto sono arrivati 50 dipendenti dell'Ales che completano le forze in campo: forse ne servirebbero un'altra cinquantina». Non sono pochi. «Si può discutere. Ma con l'interlocutore giusto, cioè il ministero, e non con il metodo del ricatto. Non lo dico per demagogia, ma perché senza di loro non potrei fare nulla: io sono dalla parte dei lavoratori, e ho fatto tanti accordi ragionevoli con i sindacati durante la mia stagione di soprintendente. Per evitare licenziamenti, per migliorare qualità ed efficienza del sito, per risolvere i punti critici, come la cura del verde». Però, se ci sono, bisogna dialogare con tutti i sindacati. Magari sono troppi... «La sera prima dell'assemblea che ha portato allo scontro, io ho incontrato, insieme, tantissimi lavoratori, per discutere con loro dei problemi di Pompei. Certo, qualche volta quando facciamo le riunioni con tutte le delegazioni sindacali devo alzarmi e andarmene, ma per il fatto che si azzuffano, urlano, e si scambiano minacce, tra di loro. Non con me». In realtà, secondo i sindacati che hanno presentato la denuncia ai carabinieri, lei apre le case restaurate per la passarella del ministro e per i titoli sui giornali, e poi le chiude al pubblico. «Non sanno di che cosa parlano. La mia linea è chiara: si apre un monumento per lasciarlo aperto. Poi, come avviene in tutti i grandi spazi museali del mondo, c'è una rotazione tra alcune opere, qui si tratta di domus, che vengono visitate. Per un motivo semplice: non si può concentrare la pressione di milioni di visitatori sempre nelle stesse zone e nei stessi luoghi. Questo metterebbe a rischio anche la sicurezza del monumento». I turisti capiscono la rotazione? «La trovano in tutto il mondo, solo che ovunque sono informati. E questo adesso avviene anche a Pompei, dove tutto è scolpito sul nostro sito web. Il calendario delle case aperte e quelle temporaneamente chiuse: nessuno può dire che non abbiamo informato. Nel frattempo le segnalo che gli scavi di Pompei non hanno mai avuto tanti spazi e tante aree a disposizione dei turisti da prima del terremoto del 1980. Come sento l'orgoglio di avere fatto il percorso museale per disabili più lungo del mondo: tre chilometri. E dovrei mettere in discussione questi risultati, e i progetti futuri, per un banale ricatto?». Un altro tema sollevato dai sindacati riguarda gli straordinari. «Vorrebbero dei soldi in più per progetti speciali, come le aperture notturne, realizzati e pagati dalla soprintendenza. Peccato che non posso farlo, sarebbe un abuso d'ufficio. Questo è un terreno di competenza del ministero. Piuttosto, posso dirle quanto ha ricevuto ogni custode cooptato e pagato per conto terzi dalle società che hanno organizzato i concerti negli scavi: 45 euro l'ora». Infine il rischio amianto, che non è proprio l'ultima delle preoccupazioni. «Peccato che non sia fondata. Ho ingaggiato un responsabile per la sicurezza e uno specifico per l'amianto. Ogni quattro mesi deve firmare un rapporto, e presentarmi i valori: sono sempre sotto la soglia di rischio». Per tagliare la testa al toro bisognerebbe comunque trasferire gli uffici, come era previsto. «Già, peccato che i nuovi uffici si stanno completando da 25 anni, e io sono qui da due anni e mezzo. Durante i quali non sono stato con le mani in mano, anche su questo versante: entro un anno i lavoratori degli scavi avranno i nuovi uffici». La preoccupa la denuncia ai carabinieri e il rischio di finire indagato? «Sono un uomo indignato e anche, se vuole, offeso per quanto è accaduto poche ore fa a Pompei. Ma sono anche la persona più serena del mondo perché ho la convinzione di avere fatto la cosa giusta e nei modi giusti. Sono altri che dovrebbero vergognarsi e chiedere scusa, e non solo a me. A tutti i bravi lavoratori di Pompei, e ai milioni di visitatori che fanno la nostra fortuna e la fortuna di un intero territorio».
Il Mattino
27 Gennaio 2017
Il sovrintendente Osanna: Io denunciato perché tengo Pompei aperta
AN
Antonio Galdo
Il Mattino
Artista / Persona
Bene culturale
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