ERA GIÀ accaduto il 24 luglio 2015: sindacato Flp, Unsa (più la Cisl allora) tennero chiusi i cancelli degli scavi di Pompei per un'assemblea sindacale, ma il direttore Massimo Osanna aprì lui stesso con i funzionari archeologi e il personale del Grande progetto. Ieri, nuovo round del conflitto tra alcune sigle e Osanna: con Flp e Unsa che hanno tenuto un'assemblea dalle 9 alle 11, e con la soprintendenza che ha deciso di aprire i cancelli con nove custodi non aderenti e i funzionari. Al centro dello scontro, l'utilizzo del personale Ales: i responsabili nazionali di Flp e Unsa beni culturali, Rinaldo Satolli e Giuseppe Urbino hanno presentato un esposto-denuncia ai carabinieri contro Osanna, accusato di tenere nei confronti dei lavoratori «comportamenti anomali che il sindacato non può più tollerare». Tra questi vi sarebbe «l'utilizzo di personale di supporto, non preparato, per la vigilanza che mette a rischio la sicurezza del sito Unesco».Replica la Soprintendenza Pompei: «Le assemblee sono state autorizzate, ma gli scavi sono stati aperti secondo il decreto Franceschini del 2015 che inserisce i musei tra i servizi essenziali. Il personale Ales ha presidiato gli edifici già loro assegnati. Fare un'assemblea in orario di apertura crea sempre disagi, suggeriamo di tenerle a chiusura del sito, In ogni caso la polemica è assolutamente tendenziosa e strumentale». (antonio ferrara)