«COME va? L'ha preso il caffè? Andiamo». Tutto in cento metri. La casa in viale Calascione, stracolma di libri anche in cucina, il caffè hag al bar di Luciana, l'Istituto italiano per gli studi filosofici a Palazzo Serra di Cassano. In quei cento metri Gerardo Marotta ha costruito e guidato la cultura meridionalista e giacobina per 40 anni. Molti intellettuali lo avrebbero voluto senatore a vita, ma la verità la raccontava lui sorseggiando il caffè: «La verità, cari amici, è questa. A Napoli c'è gente che da sempre dice a Roma, dove si decide tutto, di non dare i soldi all'Istituto. Perché? Perché l'Istituto fa venire i premi Nobel, oscura le Università. Noi abbiamo creato 280 biblioteche nel Sud, anche nei centri più piccoli, e 700 corsi di filosofia». Così quei minuti al bar si trasformavano in una lezione di filosofia e di critica politica. La sintesi dell'azione che Gerardo Marotta, l'avvocato, ha portato avanti senza sosta creando, alimentando e difendendo con i denti fino all'ultimo una biblioteca di oltre trecentomila volumi sparsi un po' dappertutto. A Monte di Dio e, negli ultimi anni, in parte anche in un deposito a Casoria, all'Istituto Colosimo e al Leonardo Bianchi. Non c'è un palazzo della collina di Pizzofalcone che non abbia avuto per qualche anno una cantinola stracolma dei suoi libri. Era il modo in cui il quartiere partecipava alla sua avventura. Vedere spuntare la mattina al Calascione la figura minuta, il cappello di feltro, il cappotto scuro e la sciarpa, che indossava a volte anche d'estate, era un'emozione forte. Ti prendeva sottobraccio e denunciava: «Il nostro compito è combattere l'ondata controrivoluzionaria che ha distrutto Napoli e sommerso il Mezzogiorno. La civiltà occidentale muore sotto i colpi della finanza e degli speculatori ». Il simbolo della sua lotta è stato e resterà il portone di Palazzo Serra di Cassano, chiuso nel 1799 in segno di lutto e di protesta per la morte di Gennaro, figlio del principe Serra di Cassano, giustiziato per aver partecipato alla rivoluzione della Repubblica napoletana. Dopo la chiusura dell'antico ingresso di via Egiziaca, rivolto verso Palazzo Reale, l'accesso è rimasto da allora in via Monte di Dio. Solo in un'occasione, durante la breve stagione del "Rinascimento napoletano" anni Novanta, Marotta decise di riaprirlo per poi richiuderlo rapidamente e definitivamente. L'avvocato aveva creato l'Istituto nel 1975 assieme a Elena Croce, al filosofo Pietro Piovani, allo storico dell'antichità Giovanni Pugliese Carratelli, ad Enrico Cerulli. E a Palazzo Serra in quarant'anni sono passati i più grandi pensatori del 900 come Hans-Georg Gadamer, Jaques Le Goff, Eugene Garon, Karl Popper, Jaques Derrida. Un'azione filosofica e civica che non è rimasta chiusa tra le mura dell'Istituto. Gerardo Marotta, come ricorda Guido Donatone, «ha tenacemente sostenuto le battaglie di Italia Nostra per la salvaguardia del centro storico e dello straordinario patrimonio artistico e ambientale di Napoli». Nacquero così ad inizio anni Novanta con Marotta, Donatone, Aldo Masullo, Antonio Iannello e altri intellettuali, le Assise di Palazzo Marigliano. Ogni sabato mattina una riunione in via San Biagio dei librai, sede della sovrintendenza archivistica, per contrastare il "Preliminare al piano regolatore" che nascondeva una massiccia cementificazione. Pochi politici si vedevano a Palazzo Marigliano, eppure quel gruppo di intellettuali con una forte denuncia civica mandò in frantumi la baldanza del pentapartito che sulla carta aveva 50 consiglieri comunali su 80. Pochi politici. Tra questi Aldo Cennamo dei Ds che ieri mattina è stato tra i primi ad accorrere in clinica e poi a Palazzo Serra dove è allestita la camera ardente. Un Palazzo in cui Gerardo Marotta ha voluto facesse tappa l'auto di Giancarlo Siani nel viaggio della Mehari verde che prosegue da anni e che in questi giorni è in Emilia Romagna. Un simbolo di lotta alla camorra. Marotta salì a bordo della Mehari che, guidata da Paolo Miggiano, entrò a Palazzo Serra da via Monte di Dio. Quel giorno Marotta lasciò a bordo dell'auto, come "omaggio a Giancarlo", una copia dell'inchiesta Saredo su corruzione e clientelismo che aveva fatto ristampare in un cofanetto. L'avvocato ha sempre avuto grande attenzione per il mondo dell'informazione creando il premio internazionale di "Giornalismo civile". E furono proprio alcuni giornalisti, la sera in cui fu rapinato in piazza del Plebiscito, a organizzare una manifestazione in suo sostegno. Il 26 aprile Gerardo Marotta avrebbe compiuto 90 anni. Era pronta la festa in via Monte di Dio. «Quel giorno lo ricorderemo. Chi ha il suo coraggio - commenta Luciana mentre prepara una parmigiana di melenzane - si faccia avanti. Il caffè è pagato ».