VA A PESCA al largo di cappo San Vito, nel Mar Grande a Taranto, e trova una statua in bronzo di epoca ellenistica a 15 metri di profondità. Il protagonista dell'insolito ritrovamento si chiama Luca Dinoi, 28 anni, maestro di tennis e appassionato di pesca subacquea. La statuetta bronzea è alta circa 80 centimetri e raffigura una donna, probabilmente la dea Afrodite, che si deterge il piede. Secondo le prime stime degli archeologi risale al IV secolo avanti Cristo. Il giovane sub racconta con emozione il momento del ritrovamento. «Ero alla mia quarta immersione invernale, la prima da solo. Al tramonto sono sceso in apnea ad una profondità tra i dieci e i quindi metri. Mi appostavo nella poseidonia, l'erba alta marina, sperando di far avvicinare una spigola quando ho sentito qualcosa di strano sul fondale sotto al gomito sinistro. Ho pensato a un detrito ma ho subito notato che era un oggetto sferico di colore verde. Era parte della testa della statua che emergeva dall'argilla. Dopo un po' di immersioni ho liberato la statua dai detriti e l'ho portata su. Non è stato per nulla facile perché non uso le bombole e la statua pesa almeno 15 chili. Quando sono risalito ero stanchissimo». Ha visto altro lì sotto? «Sì quando ho sollevato la statua il piedistallo ha urtato contro un pezzo di anfora nera e rossastra con delle figure nere disegnate ma ero troppo stanco per scendere ancora. Ho avvisato le autorità che hanno interdetto quel tratto di mare per evitare azioni di sciacallaggio. Nei prossimi giorni tornerò sul posto con i sub e gli mostrerò dove l'ho trovata». Poi ha deciso di consegnare la statua al sindaco di Taranto Ippazio Stefàno «Devo ammettere che inizialmente aveva pensato di tenerla ed esporla in salotto, nonostante emanasse un odore tremendo. Mio padre mi ha detto che andava subito consegnata alle autorità. Ho preferito il sindaco perché la sovrintendenza l'avrebbe portata a Roma, invece ho chiesto che resti a Taranto ». Non ha pensato potesse essere un falso? «Il sindaco ha chiamato un archeologo che quando l'ha vista è rimasto senza parole per qualche minuto. Poi ci ha spiegato che alcuni particolari, come la tecnica di fusione, i chiodi nelle braccia tagliati e levigati, erano coerenti con le tecniche dell'età greca. Mi auguro che la tesi sia confermata. Nelle acque di Taranto c'è un museo immenso che aspetta solo di essere scoperto».